TRIPPER: UN NUOVO MODO DI VIVERE TREVISO

Avete ragione. Siamo stati molto assenti nel blog, praticamente invisibili negli ultimi mesi ma no, non è la pigrizia che ci ha “costretto”, bensì un nuovo progetto che ha richiesto l’aiuto di tutto lo staff. Ebbene sì, dopo mesi di lavoro siamo orgogliosi di presentarvi un nuovo modo di vivere Treviso perchè sì, Tripper non è uno strumento pensato solo per il viaggiatore stesso che è desideroso di scoprire cosa può offrire Treviso ma anche per gli stessi cittadini che avranno la possibilità di utilizzare Tripper anche nelle domeniche in cui si desidera fare una gita in famiglia e scoprire le bellezze nascoste di questa magnifica città. Ma, prima di tutto, partiamo dall’inizio: come è nata questa “strana” idea? Il merito è da ricercare nei membri del nostro staff che, guidati da Giulia (la nostra titolare), hanno capito che Treviso avesse altro da offrire oltre ai soliti luoghi d’interesse visitati velocemente dal turista. Tripper nasce dalla volontà di far conoscere Treviso in tutti i suoi aspetti, partendo dai suoi paesaggi naturali fino ad arrivare ai suoi piatti tipici. Ed il modo migliore per far si che questo avvenga è creare una piattaforma che diventi quasi un “amico”, il quale ti consiglia cosa fare e come poter sfruttare al massimo il tuo tempo a Treviso e ti accompagna passo dopo passo nella tua permanenza. Il nostro desiderio  è quello di poter creare nella gente una nuova voglia di vivere Treviso, un modo nuovo fatto non solamente dai classici aperitivi o piatti tipici, ma anche di scoperte uniche come i numerosi monumenti storici o le storie che si celano dietro le numerose statue sparse per la città. Insomma, Tripper non chiede niente di più al turista se non uscire e andare a scoprire cosa la nostra città ha da offrire. E ne siamo certi: la nostra assenza ne sarà valsa la pena.

 

IL CICLOTURISMO E NOI: QUANDO LO SPORT “VA IN VACANZA”

Il cicloturismo nasce come metodo di viaggio lento ed ecologico ma soprattutto che fuoriesce dai canoni e dai consueti itinerari del turismo di massa. Riesce ad unire la passione per lo sport con la voglia di evadere dalla monotonia per immergersi in un ambiente incontaminato dove la natura la fa da padrone. Se per voi il CICLOTURISMO è questo, RESIDENCE PALAZZO BRANDO è il posto che cercavate. Nato inizialmente come struttura alberghiera per soggiorni di lungo periodo, in seguito all’adesione alla rete d’impresa “CYCLING IN THE VENICE GARDEN”, diventa a tutti gli effetti BIKE RESIDENCE. Situato a pochi passi dal centro storico di Treviso, offre al cicloturista una vastità di percorsi in cui poter perdersi per godere al meglio dei paesaggi caratteristici della nostra zona. La struttura offre un’ampia serie di servizi pensata apposta per il viaggiatore e la sua fedele bicicletta: dal deposito biciclette ad un ambiente adibito a “sala meccanico” (da rivedere) dover poter mettere a punto la propria bici. Cosa fondamentale, la struttura è al centro dell’inizio delle principali ciclovie della provincia di Treviso che il turista è obbligato a visitare per apprezzare al meglio il nostro territorio. Le 3 principali che vi consigliamo caldamente sono:

  • Monaco Venezia: questo collegamento di 560km da il giusto peso al mezzo di trasporto più ecologico e importante del mondo: la bicicletta. Andare in bicicletta unisce il viaggiare con lo sport che sta riprendendo il suo posto nella società. Utilizzando piste ciclabili già esistenti e piccole strade secondarie si attraversano non solo mondane metropoli ma anche le bellissime regioni turistiche con piccole città romantiche come Bressanone e, appunto, Treviso. Molti castelli, fortezze e punti esplorativi accompagnano questa via prima di arrivare alla città di Venezia.
  •  Greenway del Sile: La greenway segue il corso del fiume Sile lungo la restera da Treviso fino alla torre del Caigo in comune di Jesolo. Lì la pista si interrompe ed è necessario seguire la viabilità ordinaria per 4 km per raggiungere Jesolo Paese. Da qui proseguendo lungo ciclabili urbane o strade a basso scorrimento è possibile raggiungere il Lido di Jesolo e quello del Cavallino. Il percorso si snoda all’interno del parco regionale del Sile e lungo la gronda della laguna Veneta, in un contesto naturalistico altamente significativo. Lungo il fiume si incrociano altresì numerose ville venete oltre alle testimonianze delle attività umane legate all’acqua, dai mulini e gli opifici della periferia di Treviso, al cimitero dei Burci a Casier (TV), ai cascinali abbandonati nelle terre di bonifica lungo il taglio del Sile.
  • Treviso-Ostiglia: La trasformazione dell’ex ferrovia militare Treviso-Ostiglia in pista ciclabile è ormai una realtà. O quasi. Nel senso che il tratto tra le provincie di Treviso e Padova è realizzato, in provincia di Vicenza si stanno realizzando dei tratti, il resto è da fare. Attualmente sono percorribili circa 70 km. su 118 km. dell’intero percorso. In particolare, in provincia di Treviso il primo segmento dal centro città a Quinto di Treviso è percorribile solo in parte, restano alcuni chilometri da completare. Da Quinto alla ex Stazione di Badoere, fino al confine con la provincia di Padova, la pista ciclabile è realizzata da anni, compreso il bellissimo ponte sul Sile. Il percorso è tutto su fondo sterrato di ghiaino stabilizzato, non crea alcun problema di percorribilità. Tutto il tratto in provincia di Padova è completato, totalmente su asfalto. Si può suddividere, per comodità descrittiva, in tre tratte. Dal confine con la provincia di Treviso, appena oltre Silvelle di Trebaseleghe, a Camposampiero. Da Camposampiero al fiume Brenta a Pieve di Curtarolo, e dal ponte sul Brenta a Bevadoro di Campodoro fino a Pojana di Granfion e Grisignano, in provincia di Vicenza. A Camposampiero l’Ostiglia incrocia il percorso del Cammino di Sant’Antonio, sull’argine del Muson dei Sassi. Giunti al Santuario Francescano si attraversa la cittadina passando davanti alla stazione ferroviaria, quindi si prende il sottopasso “dell’Ospedale” e attraversata la tangenziale verso Padova, si percorre un tratto di stradina e pista ciclabile per raccordarsi nuovamente alla ex Ferrovia Ostiglia. A Pieve di Curtarolo, giunti a ridosso del fiume Brenta, non essendoci il ponte della ex Ferrovia (2016 iniziati i lavori di costruzione) si percorre una stradina lungo il fiume, in direzione nord, per uscire all’incrocio vicino al ponte di Campo San Martino dove si attraversa il grande ponte su una passarella ciclabile a sbalzo. Dopo qualche centinaio di metri, per una specie di pista/marciapiede, prendere la stradina che si dirama a sinistra e che riporta nuovamente sulla ex Ferrovia. Segue un tratto bellissimo in comune di Piazzola sul Brenta e Campodoro, fino ad arrivare al confine con la provincia di Vicenza, dove la pista ciclabile termina al ponte sul fiume Ceresone a Poiana di Granfion (Grisignano di Zocco) innestandosi sull’anello cicloturistico della Media Pianura Vicentina. Avendo tempo e gambe a disposizione l’anello, di circa 40 km, è molto bello e interessante.Per quanto riguarda la provincia di Vicenza, è in completamento del tratto da Grisignano di Zocco a Mossano, dove s’incrocia la nuova, bellissima, pista ciclabile della Riviera Berica, quindi con la possibilità di raggiungere Vicenza. E’ quindi una realtà anche il collegamento ciclabile Treviso-Padova, pur mancando qualche chilometro a Treviso, collegando l’Ostiglia con il Cammino di Sant’Antonio a Camposampiero. Per chi usufruisce del “Treno+Bici” la stazione di riferimento è Camposampiero, alternativa può anche essere Treviso. Altre stazioni ferroviarie sono Padova, Vicenza, Cittadella, Castelfranco Veneto. Dovrebbe essere attivo, almeno nei giorni di grande traffico ciclistico, un ciclo-bus-navetta lungo la Treviso-Ostiglia.

Castelfranco Veneto

​Per la rubrica dei dintorni di Treviso, oggi vi raccontiamo di Castelfranco Veneto, al confine con la provincia di Padova.

Castelfranco veneto (casteo per i veneti) è il terzo comune della provincia per popolazione dopo Treviso e Conegliano. Fu fondata nel 1195 quando Treviso mandò una colonia di 100 famiglie in un castello che costruì appositamente, il suo scopo era quello di presidiare il territorio prima delle rivali Padova e Vicenza.
Infatti il nome “Castelfranco” indica la colonia di famiglie che abitava li, a queste famiglie furono concessi poderi e case esenti da imposte, da cui il toponimo Castelfrancho: castello, per l’appunto, “libero” dalle imposte.

Ciò che caratterizza questo bellissimo comune sono le mura con 6 torri che la circondano, un pò come Treviso.

Cosa vedere?

  • Il duomo
  • le mura medioevali
  • il teatro accademico
  • villa e parco Revedin Bolasco
  • Museo casa di Giorgione, il pittore originario di Castelfranco
  • e piazza Giorgione
  • la torre civica
  • il centro storico, una banalità da dire così ma vi consiglio di passeggiare tranquillamente e godervi tutto. La stessa cosa che dico ad ogni ospite che arriva qui su Treviso, sono città piccole, confortanti e bellissime che ti puoi godere solo passeggiando e notando la vecchia osteria che è rimasta la stessa da sempre, o il macellaio del paese che saluta tutti. Insomma piccole cose da godersi cosi come vengono.

Quindi…. Come arrivare a Castelfranco Veneto?
grazie alla sua posizione centrale è privilegiata da una perfetta rete di trasporti.
Potete raggiungere la città tramite auto, mezzi pubblici e aereo, ecco qui le indicazioni:

Auto:

  • Uscita Treviso Sud
    (A27 Mestre – Vittorio Veneto)
  • Uscita Treviso Nord
    (A27 Mestre – Vittorio Veneto)
  • Uscita Vicenza Nord
    (A31 Vicenza – Piovene Rocchette)
  • Uscita Padova Est
    (A4 Torino – Milano – Trieste)
  • Uscita Padova Ovest
    (A4 Torino – Milano – Trieste)

Treno e autobus:

  • Stazione ferroviaria
    Castelfranco Veneto
  • Autobus da Treviso a Castelfranco Veneto
    La Marca
    CTM
    Caverzan
  • Autobus da Montebelluna a Castelfranco Veneto
    La Marca
    CTM
    Caverzan

Aereo:

  • Aereoporto ‘Canova‘ di Treviso
  • Aereoporto ‘Marco Polo‘ di Venezia

HOME FESTIVAL

Settembre porta sempre con se un po’ di tristezza, ma non qui a Treviso, perchè qui c’è l’HOME FESTIVAL!!!

Quest’anno inizia il 30 con la prima serata gratis e a seguire 31 -1- 2! Quindi manca davvero poco, conto alla rovesciaa

E’ iniziato come un evento non piccolo ma comunque contenuto e sta diventando sempre più grande!
Chiama artisti da ogni dove per rendere ogni serata top, anche quest’anno nomi pazzeschi! (Qui sotto vi metto il programma completo).

All’interno dell’area sono presenti un palco grande e altri più piccoli, ci sono mercatini con in vendita cose di ogni tipo dai vestiti ai dischi, tutto comunque originale e con una vena “Home”. In più ci sono stand gastronomici, pizza, panini, birre… il cibo perfetto per gustarsi un festival.

Alcune novità dell’anno:

  •  (già introdotta l’anno scorso, ma ora ampliata) è la possibilità di dormire con le tende e i camper in un giardino vicino all’area del festival, in questo modo anche se arrivi da lontano non hai nessuna scusa per andare via presto! 🙂
  • acqua free per tutti e per tutta la sera
  • token rimborsabili, una comodità che ci fa molto piacere!
  • parcheggi a pagamento (3€ per le moto e 5€ per le auto)

Ecco il programma: 

Belluno

« Io dico che la mia terra è uno dei posti più belli non già dell’Italia ma dell’intero globo terracqueo… la mia patria si chiama Belluno. » Dino Buatizzi

Le maestose Dolomiti circondano Belluno che sorge quasi interamente su uno sperone di roccia. Nonostante la sua posizione, fu scelta dalle antiche popolazioni come rifugio perchè difficile da sormontare. I primi che si fermarono, trovarono in questa città la terra di mezzo tra il fiume Piave  e le Alpi.
Sicuramente, una delle popolazioni più importanti che abitarono Belluno fu quella dei Celti, che le diedero nome “Belo-donum“, collina splendente.

P.S. Possiamo ammirare la singolarità dei reperti CELTI/CELTICI  nel Museo Civico di Belluno.

Sono invece risalenti al Medioevo la Chiesa di Santa Maria dei Battuti dove oggi si trova l’Archivio di Stato, e le numerose fontane come quella dedicata a San Joatà in piazza Duomo e a San Lucano in piazza delle Erbe. Sempre risalenti all’epoca medievale sono la madonna vestita di giovanni Battista Alchini ed i due angeli in legno di Andrea Brustolon, scultore al quale è attribuito il merito per la Cattedrale Barocca caratterizzata dal campanile a cipolla.

Non soffermiamoci solo sul panorama artistico della città, ma anche quello storico, infatti nel X secolo, Belluno raggiunse la sua massima espansione annettendo a sé, Bassano e Jesolo.
Nel 1404 invece, si unì a Venezia della quale rimase alleata fino alla fine del dominio austriaco.  Nonostante il forte carattere indipendente di Belluno decise di aderire con il Veneto al Regno d’Italia nel 1866, ma i confini attuali furono (resi) tali solo con la Seconda Guerra, che concesse alla provincia la meta turistica di Cortina d’Ampezzo.

Un’altro fatto storico, che per sfortuna, ha segnato e segna la vita dei bellunesi, ma non solo, fu il disastro del Vayont nel 1963. Il Vayont appunto, una diga progettata dall’ingegnere Carlo Semenza, provocò disastri al territorio quasi devastanti e la morte di 1917 persone a causa di una violentissima frana che colpì il versante sinistro dell’impianto. L’avvenimento è documentato grazie al museo dedicato a Erto.

L’area settentrionale della città fa parte sia del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi dal 1988 (si tratta, tra l’altro, dell’unico capoluogo di provincia in Italia il cui territorio comunale sia in un Parco nazionale), sia del patrimonio dell’umanità delle Dolomiti dichiarato dall’UNESCO nel 2009.

Quindi Belluno è un centro dove arte, storia e cultura si incontrano per attirare a sè molti turisti.
Oltre ai grandi reperti storici, madre natura ha fatto la sua parte regalando catene montuose, fiumi, torrenti e cascate inimitabili.

Come raggiungerla?

 in treno -> Il treno arriva nella zona di Belluno attraverso due linee ferroviarie: Via Montebelluna o Via Vittorio Veneto, le principali stazioni della Provincia di Belluno sono FeltreBelluno e Calalzo di Cadore.

 in aereo -> L’aeroporto più vicino e comodo è a Treviso, seguono quelli di VeneziaBolzanoVerona e Trieste.  Belluno ha solo un piccolo aeroporto turistico

 in auto -> • da Nord
– Da Brunico per SS 244 attraverso il Campolongo e Passo Falzarego
– Da Dobbiacco per SS 51 attraverso Cima Banche o Misurina
– Da San Candido per SS 52 attraverso il Passo di Monte Croce Comelico

• da est
– Da Tolmezzo per la SS 355 attraverso Cima Sappada
– Da Tolmezzo per SS 52 Pass Through Mauria
Da Maniago del Friuli per SS 251 attraverso la valle del Vajont

• da sud
– Da Venezia, Treviso, Conegliano, Vittorio Veneto tramite l’autostrada A27 attraverso il Passo del Fadalto
– Da Vittorio Veneto per la vecchia strada SS51 attraverso il Passo del Fadalto
– Da Tovena per SS 635 attraverso il Passo San Boldo
– Da Montebelluna per SS 348 che risale la Valle del Piave
– Da Bassano del Grappa per la SS 141 attraverso il Monte Grappa Gruppo

• da ovest
– Dalla Valsugana Primolano posizione attraverso la strada statale 50 in via galleria o per la vecchia strada attraverso la “scala di Primolano”
– Da Predazzo per SS 50 attraverso il Passo Rolle, San Martino di Castrozza e Fiera di Primiero
– Da Predazzo per SS 346 attraverso il Passo di San Pellegrino
– Da Predazzo per SS 48, SS 641 deviazione attraverso il Passo della Fedaia
– Da Ponte Gardena, Ortisei per SS 242 attraverso il Passo Sella e al Passo Pordoi o Gardena e Campolongo

 in autobus -> Ci sono molti autobus che partono e arrivano dalle province limitrofe. In più ci sono linee invernali aggiunte per le stazioni sciistiche. In estate, le linee aggiuntive portano verso alle località balneari dell’Adriatico.

 

 

 

 

 

Sarde in Saor

“Grillo, sentì, fio mio, tolè la sporteletta;
Voggio che andè da bravo a farme una spesetta.
In pescaria ghe xe del pesce in quantità;

M’ha dito siora Catte, che i lo dà a bon marcà.
Un poche de sardelle vorria mandar a tor,
Per cusinarle subito, e metterle in saor.” 

(Carlo Goldoni, da “Le donne de casa soa”)

La ricetta di cui vi parleremo oggi si presentava in/a tavola già nel XIV secolo, quando per conservare il pesce fu inventato il cosiddetto “saor” , che significa sapore.
Questa ricetta, citata anche da Goldoni, è molto legata al nostro territorio, poichè i marinai della laguna avevano bisogno di nutrirsi e mantenere ciò che avevano pescato. Come tutti i piatti della cucina povera, questa ricetta nasce dal connubio tra ingredienti semplici e necessità; infatti la cipolla, ottima per conservare, andava anche a sostituire quegli alimenti ricchi di vitamina C.

La ricetta originale ? Come qualsiasi piatto tradizionale che si rispetti, si hanno molte varianti, non solo per gli ingredienti, ma anche nei dosaggi, da famiglia a famiglia. Per convenzione si dice però che per  1kg di sarde ci vogliono 2 kg di cipolle. Poi questa ricetta può esser arricchita dall’ aggiunta dei pinoli e/o dell’uvetta, sempre a discrezione dei palati.

Di seguito ecco la ricetta per poter preparare e gustare questo piatto tipico della Festa del Redentore.

Gli ingredienti sono: 700 g di sarde freschissime; 1,5 g di cipolle bianche; farina 00 q.basta; olio di semi di arachidi q.basta, lo stesso per l’olio extra vergine ed il sale; 1 cucchiaio di zucchero; mezzo bicchiere di aceto bianco (se si vuole, si può sostituire con del vino bianco);  a piacere: uva sultanina e pinoli.
Quindi infarinare bene le sarde e friggerle nell’olio di arachidi, nel frattempo fate dorare le cipolle tagliate finemente nell’extra vergine e sfumate con aceto o vino. Asciugate l’olio della friggitura con della carta assorbente. Ora iniziate con il primo strato di sarde, poi quello di cipolle e così via…aggiustate di sale e lasciate marinare per un giorno.

Interessante, è il fatto che grazie alla marinatura e alla consistenza di questo pesce, si possano mangiare anche le lische, che saranno morbidissime.

Come ultima chicca, come vino vi consigliamo o un Soave DOCG o un Pinot Bianco DOC

La tradizione veneziana in tavola

E’ giunto il momento, di raccontarvi la storia, o meglio la leggenda di uno dei nostri piatti tipici più richiesti…. Il merluzzo, che poi a seconda della sua conservazione diventa stoccafisso ( se essiccato) o baccalà ( se sotto sale).

Ed è proprio da questa questione che nasce la leggenda…

1431, Pietro Querini, mercante veneziano, parte da Creta per le Fiandre. Destino vuole, che la sua imbarcazione, a causa di giorni di tempesta,  venga spinta oltre la rotta prevista per finire trascinata dalla corrente del Golfo fino alla  Norvegia. Qui, l’equipaggio ormai stremato, senza più un carico, ed una nave distrutta, ricorre alle scialuppe in cerca di terra.  Approdati all’isola di Roest, i marinai entrano in contatto con la popolazione locale e le loro usanze. Fu così che i naufraghi veneziani conobbero lo stocfisi, un pesce duro come il legno, ma ottimo perchè facilmente conservabile. All’epoca un prodotto che poteva essere  conservato a lungo era sinonimo di pregio.

Una volta tornati a Venezia, Querini e la sua ciurma resero noto questo pesce con i loro racconti, e Venezia non potè che cogliere la palla al balzo ed iniziare a commerciare lo stoccafisso.

baccalà mantecato alla veneziana è una ricetta tipica della tradizione culinaria veneta capace di trasformare un alimento considerato “povero” in un piatto gourmet.

E’ una ricetta molto raffinata e delicata che esalta il gusto del baccalà e impreziosisce un alimento elevandolo a piatto gourmet che ha conquistato il mondo della cucina!

Ma basta con le parole, ecco la ricetta per quattro persone…

Gli ingredienti, oltre allo stoccafisso della migliore qualità (il ragno) sono: 750 gr stoccafisso; 500 gr latte intero; 1500 gr acqua; 1 lt olio di arachidi x4 40 min; b. sale; b. pepe.

Mettete in ammollo lo stoccafisso in acqua fresca 2 giorni in media. Pulite accuratamente dalle spine, ponetelo in una pentole con latte ed acqua e lasciate bollire, abbassate le fiamme e cuocete per massimo 25 minuti. Spegnete la fiamma e lasciate raffreddare. conservate il liquido di cottura che dovrete alternare all’olio per avere una buona mantecatura. Insaporite con sale, pepe e se gradite, erba cipollina.

Da buoni veneti, amiamo presentare lo stoccafisso mantecato accompagnato da polenta fritta.

E non dimenticatevi di una bozza di prosecco 😉

 

“Se il Teatro non ci fosse stato, lo avrei inventato io per sopravvivere”

Vi siete mai fermati a pensare quanto sia bello vivere qui in Italia? Circondati d’ arte e di bellezza che il mondo ci invidia.
In occasione dei suoni di Marca ho fantasticato un po’ sul valore della musica e dell’arte per ognuno di noi.
Una volta magari, i festival, come quello che stiamo vivendo ora,  non esistevano e allora ho pensato.. dove si andava per assaporare un po’ di arte?
La magia la si trovava, anzi la si trova, nei Teatri.

Qui a Treviso abbiamo un teatro Comunale “Mario del Monaco“.
E’ stato aperto grazie alla richiesta dei nobili Veneziani, già esperti in materia, che trascorrevano alcuni periodi di vacanza qui nei dintorni di Treviso.

“Il Teatro di Treviso è la cosa più vaga e graziosa che uomo possa immaginare in tal genere. La sua leggiadria sorge dalla semplicità del disegno, dalla conveniente unione dei colori, dalla parsimonia e acconcezza degli ornamenti che fanno ghirlanda al soffitto, In tutto il complesso ha non so qual freschezza ed eleganza, che sarebbe difficile trovarne una immagine…” 

E’ così che nel 1836 Tommaso Locatelli, un cronista e critico, descrive il Teatro di Treviso.
Originariamente si chiamava Teatro d’Onigo che divenne in poco tempo uno dei teatri più reputati d’Italia.
Aveva un programma molto vario, offrendo spettacoli di ogni genere dai concerti alle opere, ricevimenti, feste e così via. Insomma, il centro dello svago cittadino.
La sua storia è turbolenta, ma con un finale da favola.
Tra il 1836 e il 1868 ci furono due grandi incendi, il primo ne distrusse solo parte mentre il secondo lo distrusse completamente.
(Parentesi buffa.. sembra che il secondo incendio non sia stato causato dalle lumiere a petrolio ma bensì dal custode del teatro che si serviva del palcoscenico per le sue prove da pirotecnico dilettante.)

Fu poi restaurato in un anno appena da Andrea Scala, e quello che vedete oggi passando per Corso del Popolo è proprio lui.
Nel 1869 ci fu la sua inaugurazione e fino al 1930 il Teatro ebbe un gran periodo vedendo esibirsi sul palcoscenico grandi nomi del momento: possiamo ricordare Enrico Caruso, che ha cantato a Treviso la sua prima Tosca (1900), Toti dal Monte, Mario del Monaco, Katia Ricciarelli, la quale si esibì qui per la prima volta nel Trovatore (1970) ed in Otello(1971). 

Nel 1945 dopo che Treviso era stata quasi completamente distrutta dalla guerra,  il Comune decise di vendere il Teatro  (che in questi anni era diventato comunale) a privati che ne furono i proprietari per 5 anni fino a che il comune ne rientrò in possesso.

Dal 1968 il nostro bellissimo teatro rientra tra i 28 Teatri Italiani riconosciuti dalla legge conquistandosi così un posto importante nella musica nazionale ed internazionale ,grazie a stagioni musicali di tutto rispetto, che si sono allontanate  dalla solita routine dei Teatri, attirando persone da ogni dove.
E’ stato chiuso nel 1998 e così rimase finché nel 2000 Fondazione Cassamarca si è assunta l’onere di completare la ristrutturazione.
Il suo nome attuale “Teatro Comunale Mario del Monaco” esiste dal 2011, in onore del tenore Mario del Monaco.

A Treviso si svolgono due importanti festival nazionali dedicati alla musica antica per organo, il “Festival Organistico Internazionale” e il “Festival chitarristico Internazionale delle due città Treviso -Roma” che si svolge contemporaneamente nelle due città.

Ogni tanto mi ricordo di andare a Teatro e quando ci vado, non so come spiegarvi, ma mi sento immersa in un mondo che ormai non ci appartiene più ma che sarebbe meraviglioso rispolverare ogni tanto, per non dimenticarci chi siamo e da dove veniamo, da dove si è creato tutto lo spettacolo che esiste ora.

“Vi è un solo elemento che il cinema e la televisione non sono in grado di sottrarre al Teatro: la vicinanza diretta tra organismi vivi che ha il potere di trasmutare ogni provocazione dell’attore, ognuna delle sue azioni «magiche» in qualcosa di grande, di straordinario, molto simile all’estasi. Bisogna quindi sopprimere ogni distanza tra l’attore e lo spettatore, eliminare il palcoscenico, abolire qualsiasi barriera. Che lo spettatore sia a portata di mano dell’attore, che percepisca il suo respiro, e si accorga del suo sudore. I teatri, oggi, non sono più assolutamente necessari. Che essi siano poveri e poco numerosi: per gli uomini che si formano nell’inquietudine. Una specie di catacomba spirituale in questa civiltà ludica, fatta di fretta e di frustrazione”
Jerzy Grotowski

 

 

Tripudio di aglio e bontà con i bovoletti alla veneziana

Oggi vi propongo una ricetta che può piacere come no, perchè parleremo dei bovoletti. A me all’inizio non ispiravano molto, ma vi consiglio di provarle 🙂
Vi parlo  di questa ricetta perchè intanto questo è il periodo e in più non mancano mai alla festa del Redentore appena passata.
Sono delle lumachine che si trovano vicino al mare, tipicamente il mattino presto dopo la pioggia. Ovviamente le trovate nelle pescherie confezionate in retine di circa 1kg e sono perfette per 5-6 persone. Sono un pasto o un aperitivo molto nutriente se vi interessa anche la parte salutare.
Questa è una ricetta tipica veneziana perfetta per un aperitivo da condividere con il moroso (attenti all’aglio) o con gli amici tra un ombretta e l’altra.
Prima di cucinarle va sempre fatta l’azione di “spurgo”, mettetele in una ciotola chiuse con acqua e sale, chiuse ma con dell’aria che possa entrare. Questa procedura permette l’eliminazione di schiume e tipiche tossine. Fatele spurgare per 2-3 ore e dopo bisogna lavarle con acqua tiepida e aceto e lasciatele poi in acqua fredda.

Ora potete cucinarle come volete, ci sono varie ricette da più parti d’Italia ma quella che ovviamente io vi propongo è quella veneziana. Ovviamente con ombrette al seguito 😉

Ingredienti per 5-6 persone

– 1 kg di bovoeti;

– abbondante aglio tritato;

– abbondante prezzemolo tritato;

– Sale e pepe: q.b.;

– Olio extra-vergine di oliva.

 

Preparazione

Mettete la pentola sul fuoco; il fuoco deve essere bassissimo perché i bovoletti sentendo il calore escono dal guscio.Scappano diciamo. Quando sono usciti quasi tutti, aggiungere il sale e alzare il fuoco; togliete dunque la pentola e scolate i bovoeti.

Fateli raffreddare e conditeli con abbondante aglio tritato, prezzemolo tritato, sale, pepe e olio extra-vergine di oliva (e.v.o.); lasciateli nel condimento per 2-3 ore girando spesso.

Molto semplice no??

Ora prendete uno stuzzicadente, tiratelo fuori da la e assaporate un tripudio di aglio e bontà. Bevete un sorso di buon prosecco e siete entrati nell’estate veneta in pieno!

Jesolo

Jesolo è un comune italiano sotto la provincia di Venezia. Questa cittadina è la tipica meta dei Veneti per passare un’estate in relax, grazie alle sue spiagge lunghe 12 km e ben attrezzate e ad i vari ristoranti ed hotel lungo mare. Oltre ad essere la meta di molte famiglie è la meta anche di tutti i ragazzi che abitano nelle vicinanze in quanto è il luogo più facile da raggiungere e più e attrezzato in termini di discoteche ed eventi serali.ù

Cosa possiamo visitare?? Che eventi si possono trovare?
Per chi volesse visitarla anche d’inverno, o d’estate non ha voglia di stare a fare la lucertola per 10 ore, ecco qui qualcosa da vedere:

  • mostra archeologica presso il comune
  • museo civico di storia naturale
  • Museo storico militare “Casa del Bersagliere”

Ci sono poi tutte le piazze in stile moderno, come Piazza Mazzini, Piazza Milano, Piazza Faro e molte altre.. comunque percorrendo l’intera via Bafile queste piazze si susseguono l’una all’altra, in modo tale da passare davanti a tutte senza perderne nemmeno una.

Jesolo è un luogo che si vive principalmente d’estate. Se non si ha voglia della solita giornata in spiaggia ci sono anche dei parchi divertimenti.

  • Il più conosciuto: AQUALANDIA ( che ospita lo scivolo più alto del mondo)
  • il SEA LIFE ACQUARIUM che è un acquario interattivo per passare una giornata all’insegna del sapere e del divertimento
  • NEW JESOLANDIA, un parco divertimenti
  • C’è poi il GOLF CLUB, la PISTA AZZURA , dove si corre con i gokart
  • e molti altri ancora

UN PO’ DI CURIOSITA’ E PIACEVOLI EVENTI

A Jesolo si svolge il “Festival internazionale delle Sculture di Sabbia”, vengono esposte delle opere di sabbia ce hanno dell’incredibile. Stupende! Questo si svolge tra i mesi di luglio e agosto.

Durante il periodo natalizio vengono esposte in Piazza Marconi, delle sculture di sabbia ispirate al Natale; l’incasso di questo evento viene donato ad associazioni impegnate ad aiutare le popolazioni meno fortunate del mondo.

Ad agosto la città ospita lo spettacolo acrobatico “Ari Extreme”: la manifestazione aerea delle Frecce Tricolori

IL TRASPORTO A JESOLO?

Durante il periodo estivo non c’è alcun problema, come detto prima Jesolo viene vissuta principalmente in questo periodo grazie alle strutture balneari e alle discoteche presenti nel territorio.
Passano lungo tutta via Bafile dei trenini per i turisti. Inoltre ci sono numerosi negozi che noleggiano biciclette, risciò, monopattini elettrici e molto altro, per permettere a famiglie (i risciò) o a singoli di potersi muovere più facilmente.

Tutta Jesolo è servita dall’ATVO e ci sono numerosi autobus che passano per tutto il giorno.

 

 

Raggiungere Jesolo è comunque semplice in quanto è collegata con tutta Italia e con tutta Europa essendo una delle principali attrazioni nel nord Italia. Per info sugli autobus www.jesolo.it/atvo-autobus.html

Per chi si muove in auto:

  • per chi proviene da Milano o dal Brennero: autostrada A4 e dopo la tangenziale di Mestre si esce in direzione Tessera/Jesolo
  • Per chi proviene dal passante di Mestre si esce a Noventa di Piave
  • Per chi proviene da Tavisio, Udine o Trieste : autostrada A4 e si esci e Noventa di Piave

Si può raggiungere anche con il treno raggiungendo o Mestre o San Donà che sono poi direttamente collegate tramite autobus a Jesolo.