Sarde in Saor

“Grillo, sentì, fio mio, tolè la sporteletta;
Voggio che andè da bravo a farme una spesetta.
In pescaria ghe xe del pesce in quantità;

M’ha dito siora Catte, che i lo dà a bon marcà.
Un poche de sardelle vorria mandar a tor,
Per cusinarle subito, e metterle in saor.” 

(Carlo Goldoni, da “Le donne de casa soa”)

La ricetta di cui vi parleremo oggi si presentava in/a tavola già nel XIV secolo, quando per conservare il pesce fu inventato il cosiddetto “saor” , che significa sapore.
Questa ricetta, citata anche da Goldoni, è molto legata al nostro territorio, poichè i marinai della laguna avevano bisogno di nutrirsi e mantenere ciò che avevano pescato. Come tutti i piatti della cucina povera, questa ricetta nasce dal connubio tra ingredienti semplici e necessità; infatti la cipolla, ottima per conservare, andava anche a sostituire quegli alimenti ricchi di vitamina C.

La ricetta originale ? Come qualsiasi piatto tradizionale che si rispetti, si hanno molte varianti, non solo per gli ingredienti, ma anche nei dosaggi, da famiglia a famiglia. Per convenzione si dice però che per  1kg di sarde ci vogliono 2 kg di cipolle. Poi questa ricetta può esser arricchita dall’ aggiunta dei pinoli e/o dell’uvetta, sempre a discrezione dei palati.

Di seguito ecco la ricetta per poter preparare e gustare questo piatto tipico della Festa del Redentore.

Gli ingredienti sono: 700 g di sarde freschissime; 1,5 g di cipolle bianche; farina 00 q.basta; olio di semi di arachidi q.basta, lo stesso per l’olio extra vergine ed il sale; 1 cucchiaio di zucchero; mezzo bicchiere di aceto bianco (se si vuole, si può sostituire con del vino bianco);  a piacere: uva sultanina e pinoli.
Quindi infarinare bene le sarde e friggerle nell’olio di arachidi, nel frattempo fate dorare le cipolle tagliate finemente nell’extra vergine e sfumate con aceto o vino. Asciugate l’olio della friggitura con della carta assorbente. Ora iniziate con il primo strato di sarde, poi quello di cipolle e così via…aggiustate di sale e lasciate marinare per un giorno.

Interessante, è il fatto che grazie alla marinatura e alla consistenza di questo pesce, si possano mangiare anche le lische, che saranno morbidissime.

Come ultima chicca, come vino vi consigliamo o un Soave DOCG o un Pinot Bianco DOC

La tradizione veneziana in tavola

E’ giunto il momento, di raccontarvi la storia, o meglio la leggenda di uno dei nostri piatti tipici più richiesti…. Il merluzzo, che poi a seconda della sua conservazione diventa stoccafisso ( se essiccato) o baccalà ( se sotto sale).

Ed è proprio da questa questione che nasce la leggenda…

1431, Pietro Querini, mercante veneziano, parte da Creta per le Fiandre. Destino vuole, che la sua imbarcazione, a causa di giorni di tempesta,  venga spinta oltre la rotta prevista per finire trascinata dalla corrente del Golfo fino alla  Norvegia. Qui, l’equipaggio ormai stremato, senza più un carico, ed una nave distrutta, ricorre alle scialuppe in cerca di terra.  Approdati all’isola di Roest, i marinai entrano in contatto con la popolazione locale e le loro usanze. Fu così che i naufraghi veneziani conobbero lo stocfisi, un pesce duro come il legno, ma ottimo perchè facilmente conservabile. All’epoca un prodotto che poteva essere  conservato a lungo era sinonimo di pregio.

Una volta tornati a Venezia, Querini e la sua ciurma resero noto questo pesce con i loro racconti, e Venezia non potè che cogliere la palla al balzo ed iniziare a commerciare lo stoccafisso.

baccalà mantecato alla veneziana è una ricetta tipica della tradizione culinaria veneta capace di trasformare un alimento considerato “povero” in un piatto gourmet.

E’ una ricetta molto raffinata e delicata che esalta il gusto del baccalà e impreziosisce un alimento elevandolo a piatto gourmet che ha conquistato il mondo della cucina!

Ma basta con le parole, ecco la ricetta per quattro persone…

Gli ingredienti, oltre allo stoccafisso della migliore qualità (il ragno) sono: 750 gr stoccafisso; 500 gr latte intero; 1500 gr acqua; 1 lt olio di arachidi x4 40 min; b. sale; b. pepe.

Mettete in ammollo lo stoccafisso in acqua fresca 2 giorni in media. Pulite accuratamente dalle spine, ponetelo in una pentole con latte ed acqua e lasciate bollire, abbassate le fiamme e cuocete per massimo 25 minuti. Spegnete la fiamma e lasciate raffreddare. conservate il liquido di cottura che dovrete alternare all’olio per avere una buona mantecatura. Insaporite con sale, pepe e se gradite, erba cipollina.

Da buoni veneti, amiamo presentare lo stoccafisso mantecato accompagnato da polenta fritta.

E non dimenticatevi di una bozza di prosecco 😉

 

Tripudio di aglio e bontà con i bovoletti alla veneziana

Oggi vi propongo una ricetta che può piacere come no, perchè parleremo dei bovoletti. A me all’inizio non ispiravano molto, ma vi consiglio di provarle 🙂
Vi parlo  di questa ricetta perchè intanto questo è il periodo e in più non mancano mai alla festa del Redentore appena passata.
Sono delle lumachine che si trovano vicino al mare, tipicamente il mattino presto dopo la pioggia. Ovviamente le trovate nelle pescherie confezionate in retine di circa 1kg e sono perfette per 5-6 persone. Sono un pasto o un aperitivo molto nutriente se vi interessa anche la parte salutare.
Questa è una ricetta tipica veneziana perfetta per un aperitivo da condividere con il moroso (attenti all’aglio) o con gli amici tra un ombretta e l’altra.
Prima di cucinarle va sempre fatta l’azione di “spurgo”, mettetele in una ciotola chiuse con acqua e sale, chiuse ma con dell’aria che possa entrare. Questa procedura permette l’eliminazione di schiume e tipiche tossine. Fatele spurgare per 2-3 ore e dopo bisogna lavarle con acqua tiepida e aceto e lasciatele poi in acqua fredda.

Ora potete cucinarle come volete, ci sono varie ricette da più parti d’Italia ma quella che ovviamente io vi propongo è quella veneziana. Ovviamente con ombrette al seguito 😉

Ingredienti per 5-6 persone

– 1 kg di bovoeti;

– abbondante aglio tritato;

– abbondante prezzemolo tritato;

– Sale e pepe: q.b.;

– Olio extra-vergine di oliva.

 

Preparazione

Mettete la pentola sul fuoco; il fuoco deve essere bassissimo perché i bovoletti sentendo il calore escono dal guscio.Scappano diciamo. Quando sono usciti quasi tutti, aggiungere il sale e alzare il fuoco; togliete dunque la pentola e scolate i bovoeti.

Fateli raffreddare e conditeli con abbondante aglio tritato, prezzemolo tritato, sale, pepe e olio extra-vergine di oliva (e.v.o.); lasciateli nel condimento per 2-3 ore girando spesso.

Molto semplice no??

Ora prendete uno stuzzicadente, tiratelo fuori da la e assaporate un tripudio di aglio e bontà. Bevete un sorso di buon prosecco e siete entrati nell’estate veneta in pieno!

Ricette del Sabato- i tramezzini

Le persone quando viaggiano a volte si dimenticano che stanno per abbracciare una nuova cultura che può (anzi ha ) costumi e gusti differenti.
Mi è capitato molte volte di andare in giro e, a metà mattinata, avere un po’ di fame da dover saziare. Subito nella mia mente mi viene fuori l’immagine di un tramezzino tonno e olive o prosciutto e funghi.. dopo appena qualche secondo mi ricordo di non essere a casa e quindi attendo il pranzo con tristezza senza aver saziato la mia voglia.
Per noi, o forse è meglio che parli al singolare, per me il tramezzino è una parte fondamentale dell’alimentazione, quando da piccola mia mamma faceva la cena di soli tramezzini era una festa.

Così adesso sono circa le 11.30, e mi è venuta voglia di un bel tramezzino, siccome sono in ufficio e non posso uscire cosi a caso per prendere un tramezzino (uffa), ho iniziato a cercare la storia del tramezzino, capire cioè chi è stato il genio che ci ha regalato questa gioia. 

L’idea di chiudere la magia in due fette di pane è venuta un giorno a John Montagu, quarto conte di Sandwich (Inghilterra), un uomo di politica e gran giocatore che durante una partita a carte sentì la pancia brontolare, per non abbandonare la grande partita ha chiesto a uno dei suoi servitori di mettere  dell’arrosto freddo tra due fette di pane senza crosta e, vedendone l’aspetto i suoi compagni chiesero lo stesso.
Arriviamo così in Italia, dove Gabriele D’annunzio mise un po’ poesia a questo sandwich chiamandolo “intramezzo” per indicare qualcosa di sfizioso da consumare tra i pasti e da allora si espanse rapidamente nei bar più chic di Venezia e di tutto il Nordest.
Così abbiamo: pane bianco morbido, e dentro maionese e tutto quello che ti capita sotto mano diciamo. 

Come per molti altri prodotti, il luogo in cui viene fatto è il suo ingrediente segreto. Avete mai provato a prendere la ricetta della focaccia genovese e provare a farla da voi? Non potrà mai venire come la loro perchè oltre a quello che ci mettete dentro conta quella da cui siete circondati, la temperatura, l’umidità, l’altezza e così via. E così è anche per il tramezzino che trova il suo posto a Venezia che grazie alla sua “bellissima” umidità offre le condizioni perfette per conservarli. E poi diciamolo, noi abbiamo il miglior accompagnatore per il tramezzino.. lo spritz!!

La ricetta è molto semplice:

  • pane bianco
  • maionese
  • prosciutto e funghi, o tonno e olive, tonno e cipolline, porchetta e brie, rucola e gamberretti, questi sono solo alcuni gusti, poi voi potete sbizzarrirvi

Io di solito quando faccio quello con tonno e olive (il mio preferito lo abbiamo capito ahah ) prendo il pane e ci spalmo la maionese poi in una ciotola piccola metto tonno e olive e abbondo con maionese anche li, e poi metto tutto nel pane.

Un tripudio di maionese.
Meraviglioso. 

Potete piegarlo in quattro, potete arrotolarlo.. potete farlo in ogni modo vi piaccia! Ricetta più semplice non esiste.

 

Ricette del sabato – lo spritz

Una volta mia mamma mi ha raccontato di essere andata in vacanza in un posto di mare ( non dico il nome), si è seduta al bar e ordinò uno spritz aperol. Il barista la guardò perplessa, non capendo cosa volesse ordinare e le chiese spiegazioni.
Mia mamma, che non è un alcolizzata, ma le piace il vino come ogni buon veneto, ci rimase un po’ male così decise di prendere la situazione in mano e di portare un po’ di veneto in quella terra.
Si alzò e andò dietro il bancone con il barista e si fece lo spritz, per lei e per il barista. Il barista fu affascinato dalla semplicità di quel cocktail e dalla sua bontà. Vedendo la scena, anche gli altri clienti chiesero curiosi di assaggiare quella strana cosa rossa. Alè il gioco era fatto! Peccato che al di fuori delle nostre zone venga visto come un cocktail e viene fatto pagare circa €8, a dispetto dei €2.5 che viene fatto pagare qui, sicchè mia madre a fine serata si trovò un bel conto salato.. ma questa è un altra storia.
Quando tornò a casa mi raccontò la storia ridendo, felice di aver donato un po’ di sè a persone che non conoscevano lo spritz, un abominio per lei .

Lo spritz quando nacque non era come lo conosciamo ora, ha avuto le sue evoluzioni. La sua nascita risale all’incirca durante la dominazione austriaca tra fine ‘700 e inizio ‘800. Gli austriaci trovavano i nostri vini un po’ troppo forti e per riuscire a berli li allungarono con l’acqua gassata, infatti il nome “Spritz” deriva da “spritzen” che significa spruzzare. Questa azione compiuta dagli austriaci, che può essere considerata come una bestemmia per qualcuno ha portato alla nascita del primo tipo di spritz che ora chiamiamo spritz bianco. Quello che conosciamo noi ora nacque negli anni ’20, quando si pensò di macchiare il cocktail con qualcosa di colorato. Ognuno poi ha creato le sue varianti, come di ogni altra cosa.
Andate a Padova e lo spritz classico è con l’aperol  e vino frizzante, a Treviso qui da noi si va col il prosecco, a Venezia invece si usa il vino bianco fermo, c’è chi usa il campari, il China Martini o il Cynar. Insomma un cocktail che può essere personalizzato in ogni suo elemento..
La ricetta veneziana recita:

  • 1/3 di vino bianco frizzante;
  • 1/3 di bitter;
  • 1/3 di acqua frizzante

La ricetta ufficiale IBA prevede:

  • 6 cl di prosecco;
  • 4 cl di Aperol;
  • Una spruzzata di soda/seltz

Qualsiasi tipo di spritz vogliate preparare, riempite di ghiaccio il bicchiere e versate prima il vino poi l’aperol ( o quello che ci mettete ed infine l‘acqua o la sua variante utilizzata nei bar, il seltz.

Il week end inizia oggi e se andate nelle nostre osterie vedrete tutti con in una mano uno spritz e nell’altra un cicchetto. E’ così che ci piace passare i momenti di relax.

Ricette del sabato – Tempo di asparagi

Buon sabato mattina a tutti,
oggi come ogni sabato vogliamo condividere con voi una ricetta tipica del nostro territorio.
Oggi proponiamo alcune ricette con gli asparagi, perchè ora è il loro momento dato che iniziano ad essere raccolti verso la fine di marzo.
Sono un ortaggio molto pregiato con poche calorie ma ricco di sali minerali e vitamina E, riconosciuto come tale fin dagli antichi egizi e poi dai romani che sostenevano dessero nuova linfa al corpo.
In Italia vengono coltivati in Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Campania creando circa 200 varietà di questo prodotto. Le tipiche sono quello bianco che si ottiene facendolo maturare sotto teli e quindi senza luce, quello violetto che esce dal terreno e si colora per la luce ed ha un sapore un po’ più amaro, quello verde più riconosciuto e infine quello selvatico che cresce spontaneo.
Le varietà tipiche della nostra zona sono quello bianco e quello verde che si prestano a diverse preparazioni. La loro coltivazione ha preso piede nel comuni di Cimadolmo, Santa Lucia di Piave, Ponte di Piave ecc… che col tempo sono diventate zone di grande importanza.
Ho deciso di portarvi gli asparagi perchè in questo periodo lungo tutto il nostro territorio si organizzano le loro mostre, dato che insieme al radicchio e al prosecco fa parte di quei prodotti tipici che ci vengono riconosciuti.

Iniziamo intanto a capire come pulire questi ortaggi:
Dopo aver tolto lo spago che li unisce ed eliminato quelli marci, iniziate a lavarli sotto l’acqua.  Una volta lavati, poneteli su un panno e asciugateli bene con carta da cucina. Eliminate la parte finale che è un po’ più dura di colore bianco con un pelapatate o un coltellino dall’alto verso il basso finchè lo stelo non sarà bianco ed avrete quindi eliminato la parte verde filamentosa.
(se dovete usarli per i risotti o la pasta potete tagliarli crudi e poi utilizzarli come preferite, tagliate quindi le punte intere o a metà e tagliate il gambo a rondelline).
Altrimenti per altre preparazione potete lessarli : legateli tra di loro in modo che si mantengano verticali (se non avete la pentola apposta potete usarne una larga e riporli orizzontalmente facendo attenzione che l’acqua li ricopra per intero e che non raggiunga un eccessivo bollore perchè le punte si rovinano ) e metteteli nel cestello riempito per 2/3 di acqua portata ad ebollizione (salatela a vostra gusto) tenendo le punte fuori perchè sono più delicate e basta il vapore che fuoriesce per cuocerle. All’incirca ci vorranno tra gli 8 e i 10 minuti per i più grossi, prima di scolarli provate comunque a infilzarli per vedere se sono morbidi ma compatti.
Scolateli e fateli raffreddare un po’ prima di usarli. Ora potete utilizzarli come volete…

Asparagi con le uova?
oppure un risottino??

Commentate con quello che preferite e il prossimo articolo lo fate voi!

Buon week end a tutti da #palazzobrando!

 

 

Ricette del sabato – Torta Fregolotta

Continua la maratona delle ricette del sabato, per questo week end abbiamo la Fregolotta.. stavo pensando che visto che è sabato si può sgarrare con la dieta e quindi un buon dolce magari servito con una crema al mascarpone è perfetta.

Questo dolce è tipico della nostra tradizione, il suo nome deriva da fregola che significa briciola, infatti è un dolce molto friabile. Assomiglia anche molto alla sbrisolona di Mantova.

Ingredienti:

• 250 g di farina
• 250 g di zucchero

• 250 g di mandorle
• 250 g di burro
• sale

Procedimento:

Mettere a bollire un uovo da fare sodo. Pelare le mandorle sbollentandole in acqua bollente; pelarle e tostarle in forno non molto caldo; grattugiarle quindi finemente; pelare l’uovo e passare al setaccio solo il tuorlo sodo. In una terrina capace, mettervi la farina, poi lo zucchero, le mandorle, la vanillina, il pizzico di sale e mescolare accuratamente. Unire quindi il tuorlo passato al setaccio e il burro, lavorando il tutto velocemente. Dovra’ risultare una palla omogenea, avvolta in un foglio di pellicola trasparente, appiattita e poi lasciata riposare in frigo per circa un’ora, al fine di farle perdere elasticità.

Imburrare poi una terrina di circa 26 Ø cm e stendervi l’impasto con la punta delle dita, spolverare con zucchero semolato e cuocere in forno a 160° (già caldo) per 30 minuti, fino a quando risulta essere dorato e croccante. Sfornare la fregolotta dalla tortiera solo quando e’ fredda e servirla su frangino di stoffa.

Buon pranzo e buon week end

Carnevale? tempo dee fritoe

Per le ricette del sabato, oggi vi propongo le fantastiche frittelle! Carnevale non è carnevale senza un mese di frittelle infinite.

Questo dolce è tipico della nostra tradizione, quella veneziana, ma in tutto il veneto e poi il nord-ovest si svilupparono ricette locali, ognuna con una specialità rispetto alle altre.
Nel ‘600, coloro che preparavo “e fritoe”, cioè i fritoleri, avevano fondato una loro associazione formata al tempo da 70 componenti. Ognuno di questi componenti aveva la sua zona dove poteva preparare e vendere le frittelle senza dare fastidio agli altri. Tutto questo durò circa fino all’ 800, tramandando di figlio in figlio la passione e la conoscenza.
Sono arrivate così fino a noi, dando allegria al nostro palato in questo periodo dove non bisogna badare ai kg che si prendono 🙂

La ricetta che vi porto è di mia mamma, la NUMERO 1  per me, le sue frittelle sono spaziali! Quelle originali hanno l’uvetta, io vi riporto due versioni di ricette che mi ha passato mia mamma, potete decidere quella che preferite. In tutte e due potete aggiungere o omettere l’uvetta, per chi come a me non piace.

…… La prima ricetta! 

Ingredienti: 

1/2 litro di acqua
2 hg margarina
1 pacchetto di uvetta
5 o 6 uova
3 hg farina
aromi a piacere
un po’ di sale
3 hg di zucchero

Procedimento:

Versate in una pentola lo zucchero, l’acqua il sale e 200 g di margarina e mettetela sul fuoco. Quando bolle versare la farina, mescolare bene fino a che si formi una palla e spegnere il fuoco. Lasciare la palla raffreddare per un po’.
Dopo aver aspettato che si raffreddi, lavate  l’uvetta e versate nella pentola 3/4 del sacchetto e gli aromi che volete.
Versate poi le uova una alla volta, sbattendo bene finchè diventi una crema gialla.
Ora è il tempo di friggere. Friggete in una casseruola alta e non molto grande purchè l’olio sia alto e le frittelle anneghino dentro. Il fuoco tenetelo al minimo. Quando l’olio sarà ben caldo, iniziate a friggere le frittelle aiutandovi con un cucchiaio per versarle e dargli una forma.
Una volta pronte tutte le frittelle, cospargete lo zucchero a velo (meglio farlo quando si raffreddano un po’ perchè altrimenti lo assorbe subito).

….. La seconda ricetta!

Ingredienti:
un pizzico di sale
1 lievito
6 uova
3 arance grattugiate
14 cucchiai di zucchero
6 hg di ricotta
1 bicchiere e 1/2 di latte
6 cucchiai di liquore
6 hg di farina
1 vaniglia
1 bustina di uvetta

Procedimento: 

Sbattete le uova unite con lo zucchero. Unite poi il latte, la ricotta, il pizzico di sale, le arance grattugiate ed il liquore.
incorporate infine la farina e l’uvetta. Per ultimo aggiungete il lievito.
Ora friggetele come nella ricetta prima.

 

Le ricette del sabato – Risotto al prosecco

Buon giorno a tutti, e buon inizio week end!

Come ho già detto il sabato mi ispira e ho deciso che da oggi ogni sabato ci sarà la ricetta del giorno, “Le ricette del sabato”.
Questo è per tutte quelle persone che solo il sabato e la domenica hanno tempo di pranzare a casa in santa pace. La vita frenetica di tutti porta a mangiare al volo senza neanche concedersi quel magico momento in cui assapori piano piano il tuo piatto.
Questa ricetta che vi propongo oggi unisce due delle cose che la nostra terra più ama: prosecco e risotto. Quindi ecco a voi il Risotto al Prosecco

Gli ingredienti sono questi :

320g di riso vialone nano
350g di prosecco Conegliano-Valdobbiadene DOC spumante
160g di scamorza
100g di porro
prezzemolo
1l di brodo vegetale di pollo
60g di burro
sale, pepe

Preparazione:

Pulisci il porro levando le foglie esterne più dure, poi risciacqualo bene e taglialo a rondelle. Asciugalo e fallo stufare in una pentola con 20g di burro, quindi insaporiscilo con sale e pepe di mulinello macinato al momento. Metti da parte al caldo. Fai tostare il riso in una casseruola, bagnalo con il vino Prosecco -che avrai in precedenza scaldato in un tegamino- e fai evaporare. Continua a mescolare con un cucchiaio di legno, unisci il porro e inizia ad aggiungere dei mestolini di brodo bollente mano a mano che la cottura lo richiede, senza smettere di mescolare. Insaporisci il riso con un po’ di sale e pora a fine cottura, sempre a fuoco dolce. Taglia la scamorza a dadini e aggiungila al riso facendola sciogliere. Manteca con 40g di burro e completa il risotto con una macinata di pepe fresco e una spolverata di prezzemolo tritato finemente. La scamorza può essere sostituita da un altro formaggio tenero e non stagionato (Asiago, Montasio, Piave o latteria).

Per questa ricetta vi consigliamo di accompagnarvi con un calice di Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene spumante, insomma quello che non usate per il risotto ve lo bevete.

Bene e con questa ricetta vi lascio al vostro week end, a rivederci amici lettori.

Le ricette del sabato – Faraona in salsa peverada

Il sabato mi ispira. Quando arrivo in ufficio il sabato mattina mi viene proprio voglia di condividere qualcosa, di scrivere.. sono proprio ispirata, sarà perchè inizia il week end forse.
Comunque, oggi il tempo non è dei migliori, è la classica giornata trevigiana con nebbia e umidità: una gioia per chi ha intenzione di passare in divano l’intero pomeriggio. Poi, però, ho pensato di andare a mangiare dalla nonna, e ho iniziato ad immaginarmi cosa potrebbe farmi la cara dolce nonna a pranzo: ho già l’acquolina in bocca.
Le ho scritto un messaggio (la nonna è evoluta ormai) e le ho chiesto con cosa ha intenzione di deliziarmi,, la risposta: faraona in salsa peverada. La fine. Ora aspetto solo il pranzo.

Questo piatto è tipico della cucina veneta, tradizionalmente si serve ne l periodo natalizio, ma è presente durante l’inverno, con il freddo questo tipo di piatto è perfetto.
Per preparare questo piatto sarebbe ideale usare un animale de casada, come si suol dire, (significa allevato in casa, in cortile), la salsa invece, che pare risalga al Medioevo, ottima per condire carni rosse e usare quello che avanza per preparare un buon piatto di pasta o gnocchi con il sugo ( il giorno dopo è anche meglio, dice la nonna).

Così, ecco a voi la ricetta..

Dosi per 4 persone

  • 1 faraona giovane (1 kg circa), intera o a pezzi, ben pulita dalle interiora e già lavata
  • 20 g pancetta tritata
  • 1-2 spicchi d’aglio
  • Olio extravergine di oliva (3-4 cucchiai)
  • Qualche foglia di salvia e rosmarino
  • 1 bicchiere di vino bianco secco

Preparazione della carne:

Ponete in un tegame (da forno) la faraona con l’olio e l’aglio e aggiungete un trito di pancetta, salvia e rosmarino. Avviate la cottura a fuoco vivace e, una volta che la carne avrà preso colore, irroratela con il vino bianco. Quando il vino sarà evaporato, infornate a 160° fino a completare la cottura.

….Nel frattempo potete preparare la salsa…

Per la salsa peverada

  • 400 g di fegatini di faraona e di pollo
  • 100 g di soppressa veneta
  • 3 filetti di acciuga prezzemolo
  • 1 limone grattugiato
  • 2 spicchi d’aglio tritato
  • 1 manciata di grana padano grattugiato
  • 1 manciata di pangrattato
  • 3 cucchiai Olio extravergine di oliva
  • 1 cucchiaio di aceto o 1/2 limone

Preparazione della salsa:

Tritare tre filetti di acciuga sgocciolata, due fegatini di pollo, due fette doppie di soppressata, meglio se paesana, uno spicchio d’aglio precedentemente pulito, e una piccola scorzetta di limone, in un tritatutto, fare in modo che questo composto diventi omogeneo. Aggiungere un cucchiaino di prezzemolo triturato.

Salare a piacere il composto e peparlo abbondantemente con pepe in grani schiacciati al momento dell’utilizzo. Aggiungere al composto mezzo cucchiaio di pane grattugiato fresco. In un pentolino mettere tre cucchiai di olio extravergine d’oliva e uno spicchio d’aglio pulito e pestato in precedenza. Far rosolare l’aglio a fuoco lento.

Togliere l’aglio dal pentolino appena inizia a rosolare e aggiungere il composto precedentemente preparato all’olio caldo, lasciare soffriggere qualche minuto e poi bagnarlo con il succo di mezzo limone e con qualche goccia di aceto. Lasciare cuocere ancora qualche minuto poi spegnere il fuoco.

..In fine.. 

Tagliate a pezzi la faraona, che nel frattempo cuoceva in forno, e servitela con la salsa calda. Se volete, potete servirla anche con una fetta di polenta gialla.

Vi auguriamo un piacevole week end di riposo e buon cibo, se volete, potete condividere con noi la vostra faraona(o le vostre ricette future) su Instagram, Facebook o Twitter con l’#palazzobrando!