TRIPPER: UN NUOVO MODO DI VIVERE TREVISO

Avete ragione. Siamo stati molto assenti nel blog, praticamente invisibili negli ultimi mesi ma no, non è la pigrizia che ci ha “costretto”, bensì un nuovo progetto che ha richiesto l’aiuto di tutto lo staff. Ebbene sì, dopo mesi di lavoro siamo orgogliosi di presentarvi un nuovo modo di vivere Treviso perchè sì, Tripper non è uno strumento pensato solo per il viaggiatore stesso che è desideroso di scoprire cosa può offrire Treviso ma anche per gli stessi cittadini che avranno la possibilità di utilizzare Tripper anche nelle domeniche in cui si desidera fare una gita in famiglia e scoprire le bellezze nascoste di questa magnifica città. Ma, prima di tutto, partiamo dall’inizio: come è nata questa “strana” idea? Il merito è da ricercare nei membri del nostro staff che, guidati da Giulia (la nostra titolare), hanno capito che Treviso avesse altro da offrire oltre ai soliti luoghi d’interesse visitati velocemente dal turista. Tripper nasce dalla volontà di far conoscere Treviso in tutti i suoi aspetti, partendo dai suoi paesaggi naturali fino ad arrivare ai suoi piatti tipici. Ed il modo migliore per far si che questo avvenga è creare una piattaforma che diventi quasi un “amico”, il quale ti consiglia cosa fare e come poter sfruttare al massimo il tuo tempo a Treviso e ti accompagna passo dopo passo nella tua permanenza. Il nostro desiderio  è quello di poter creare nella gente una nuova voglia di vivere Treviso, un modo nuovo fatto non solamente dai classici aperitivi o piatti tipici, ma anche di scoperte uniche come i numerosi monumenti storici o le storie che si celano dietro le numerose statue sparse per la città. Insomma, Tripper non chiede niente di più al turista se non uscire e andare a scoprire cosa la nostra città ha da offrire. E ne siamo certi: la nostra assenza ne sarà valsa la pena.

 

Ricette del sabato – Tempo di asparagi

Buon sabato mattina a tutti,
oggi come ogni sabato vogliamo condividere con voi una ricetta tipica del nostro territorio.
Oggi proponiamo alcune ricette con gli asparagi, perchè ora è il loro momento dato che iniziano ad essere raccolti verso la fine di marzo.
Sono un ortaggio molto pregiato con poche calorie ma ricco di sali minerali e vitamina E, riconosciuto come tale fin dagli antichi egizi e poi dai romani che sostenevano dessero nuova linfa al corpo.
In Italia vengono coltivati in Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Campania creando circa 200 varietà di questo prodotto. Le tipiche sono quello bianco che si ottiene facendolo maturare sotto teli e quindi senza luce, quello violetto che esce dal terreno e si colora per la luce ed ha un sapore un po’ più amaro, quello verde più riconosciuto e infine quello selvatico che cresce spontaneo.
Le varietà tipiche della nostra zona sono quello bianco e quello verde che si prestano a diverse preparazioni. La loro coltivazione ha preso piede nel comuni di Cimadolmo, Santa Lucia di Piave, Ponte di Piave ecc… che col tempo sono diventate zone di grande importanza.
Ho deciso di portarvi gli asparagi perchè in questo periodo lungo tutto il nostro territorio si organizzano le loro mostre, dato che insieme al radicchio e al prosecco fa parte di quei prodotti tipici che ci vengono riconosciuti.

Iniziamo intanto a capire come pulire questi ortaggi:
Dopo aver tolto lo spago che li unisce ed eliminato quelli marci, iniziate a lavarli sotto l’acqua.  Una volta lavati, poneteli su un panno e asciugateli bene con carta da cucina. Eliminate la parte finale che è un po’ più dura di colore bianco con un pelapatate o un coltellino dall’alto verso il basso finchè lo stelo non sarà bianco ed avrete quindi eliminato la parte verde filamentosa.
(se dovete usarli per i risotti o la pasta potete tagliarli crudi e poi utilizzarli come preferite, tagliate quindi le punte intere o a metà e tagliate il gambo a rondelline).
Altrimenti per altre preparazione potete lessarli : legateli tra di loro in modo che si mantengano verticali (se non avete la pentola apposta potete usarne una larga e riporli orizzontalmente facendo attenzione che l’acqua li ricopra per intero e che non raggiunga un eccessivo bollore perchè le punte si rovinano ) e metteteli nel cestello riempito per 2/3 di acqua portata ad ebollizione (salatela a vostra gusto) tenendo le punte fuori perchè sono più delicate e basta il vapore che fuoriesce per cuocerle. All’incirca ci vorranno tra gli 8 e i 10 minuti per i più grossi, prima di scolarli provate comunque a infilzarli per vedere se sono morbidi ma compatti.
Scolateli e fateli raffreddare un po’ prima di usarli. Ora potete utilizzarli come volete…

Asparagi con le uova?
oppure un risottino??

Commentate con quello che preferite e il prossimo articolo lo fate voi!

Buon week end a tutti da #palazzobrando!

 

 

Carnevale? tempo dee fritoe

Per le ricette del sabato, oggi vi propongo le fantastiche frittelle! Carnevale non è carnevale senza un mese di frittelle infinite.

Questo dolce è tipico della nostra tradizione, quella veneziana, ma in tutto il veneto e poi il nord-ovest si svilupparono ricette locali, ognuna con una specialità rispetto alle altre.
Nel ‘600, coloro che preparavo “e fritoe”, cioè i fritoleri, avevano fondato una loro associazione formata al tempo da 70 componenti. Ognuno di questi componenti aveva la sua zona dove poteva preparare e vendere le frittelle senza dare fastidio agli altri. Tutto questo durò circa fino all’ 800, tramandando di figlio in figlio la passione e la conoscenza.
Sono arrivate così fino a noi, dando allegria al nostro palato in questo periodo dove non bisogna badare ai kg che si prendono 🙂

La ricetta che vi porto è di mia mamma, la NUMERO 1  per me, le sue frittelle sono spaziali! Quelle originali hanno l’uvetta, io vi riporto due versioni di ricette che mi ha passato mia mamma, potete decidere quella che preferite. In tutte e due potete aggiungere o omettere l’uvetta, per chi come a me non piace.

…… La prima ricetta! 

Ingredienti: 

1/2 litro di acqua
2 hg margarina
1 pacchetto di uvetta
5 o 6 uova
3 hg farina
aromi a piacere
un po’ di sale
3 hg di zucchero

Procedimento:

Versate in una pentola lo zucchero, l’acqua il sale e 200 g di margarina e mettetela sul fuoco. Quando bolle versare la farina, mescolare bene fino a che si formi una palla e spegnere il fuoco. Lasciare la palla raffreddare per un po’.
Dopo aver aspettato che si raffreddi, lavate  l’uvetta e versate nella pentola 3/4 del sacchetto e gli aromi che volete.
Versate poi le uova una alla volta, sbattendo bene finchè diventi una crema gialla.
Ora è il tempo di friggere. Friggete in una casseruola alta e non molto grande purchè l’olio sia alto e le frittelle anneghino dentro. Il fuoco tenetelo al minimo. Quando l’olio sarà ben caldo, iniziate a friggere le frittelle aiutandovi con un cucchiaio per versarle e dargli una forma.
Una volta pronte tutte le frittelle, cospargete lo zucchero a velo (meglio farlo quando si raffreddano un po’ perchè altrimenti lo assorbe subito).

….. La seconda ricetta!

Ingredienti:
un pizzico di sale
1 lievito
6 uova
3 arance grattugiate
14 cucchiai di zucchero
6 hg di ricotta
1 bicchiere e 1/2 di latte
6 cucchiai di liquore
6 hg di farina
1 vaniglia
1 bustina di uvetta

Procedimento: 

Sbattete le uova unite con lo zucchero. Unite poi il latte, la ricotta, il pizzico di sale, le arance grattugiate ed il liquore.
incorporate infine la farina e l’uvetta. Per ultimo aggiungete il lievito.
Ora friggetele come nella ricetta prima.

 

Le ricette del sabato – Faraona in salsa peverada

Il sabato mi ispira. Quando arrivo in ufficio il sabato mattina mi viene proprio voglia di condividere qualcosa, di scrivere.. sono proprio ispirata, sarà perchè inizia il week end forse.
Comunque, oggi il tempo non è dei migliori, è la classica giornata trevigiana con nebbia e umidità: una gioia per chi ha intenzione di passare in divano l’intero pomeriggio. Poi, però, ho pensato di andare a mangiare dalla nonna, e ho iniziato ad immaginarmi cosa potrebbe farmi la cara dolce nonna a pranzo: ho già l’acquolina in bocca.
Le ho scritto un messaggio (la nonna è evoluta ormai) e le ho chiesto con cosa ha intenzione di deliziarmi,, la risposta: faraona in salsa peverada. La fine. Ora aspetto solo il pranzo.

Questo piatto è tipico della cucina veneta, tradizionalmente si serve ne l periodo natalizio, ma è presente durante l’inverno, con il freddo questo tipo di piatto è perfetto.
Per preparare questo piatto sarebbe ideale usare un animale de casada, come si suol dire, (significa allevato in casa, in cortile), la salsa invece, che pare risalga al Medioevo, ottima per condire carni rosse e usare quello che avanza per preparare un buon piatto di pasta o gnocchi con il sugo ( il giorno dopo è anche meglio, dice la nonna).

Così, ecco a voi la ricetta..

Dosi per 4 persone

  • 1 faraona giovane (1 kg circa), intera o a pezzi, ben pulita dalle interiora e già lavata
  • 20 g pancetta tritata
  • 1-2 spicchi d’aglio
  • Olio extravergine di oliva (3-4 cucchiai)
  • Qualche foglia di salvia e rosmarino
  • 1 bicchiere di vino bianco secco

Preparazione della carne:

Ponete in un tegame (da forno) la faraona con l’olio e l’aglio e aggiungete un trito di pancetta, salvia e rosmarino. Avviate la cottura a fuoco vivace e, una volta che la carne avrà preso colore, irroratela con il vino bianco. Quando il vino sarà evaporato, infornate a 160° fino a completare la cottura.

….Nel frattempo potete preparare la salsa…

Per la salsa peverada

  • 400 g di fegatini di faraona e di pollo
  • 100 g di soppressa veneta
  • 3 filetti di acciuga prezzemolo
  • 1 limone grattugiato
  • 2 spicchi d’aglio tritato
  • 1 manciata di grana padano grattugiato
  • 1 manciata di pangrattato
  • 3 cucchiai Olio extravergine di oliva
  • 1 cucchiaio di aceto o 1/2 limone

Preparazione della salsa:

Tritare tre filetti di acciuga sgocciolata, due fegatini di pollo, due fette doppie di soppressata, meglio se paesana, uno spicchio d’aglio precedentemente pulito, e una piccola scorzetta di limone, in un tritatutto, fare in modo che questo composto diventi omogeneo. Aggiungere un cucchiaino di prezzemolo triturato.

Salare a piacere il composto e peparlo abbondantemente con pepe in grani schiacciati al momento dell’utilizzo. Aggiungere al composto mezzo cucchiaio di pane grattugiato fresco. In un pentolino mettere tre cucchiai di olio extravergine d’oliva e uno spicchio d’aglio pulito e pestato in precedenza. Far rosolare l’aglio a fuoco lento.

Togliere l’aglio dal pentolino appena inizia a rosolare e aggiungere il composto precedentemente preparato all’olio caldo, lasciare soffriggere qualche minuto e poi bagnarlo con il succo di mezzo limone e con qualche goccia di aceto. Lasciare cuocere ancora qualche minuto poi spegnere il fuoco.

..In fine.. 

Tagliate a pezzi la faraona, che nel frattempo cuoceva in forno, e servitela con la salsa calda. Se volete, potete servirla anche con una fetta di polenta gialla.

Vi auguriamo un piacevole week end di riposo e buon cibo, se volete, potete condividere con noi la vostra faraona(o le vostre ricette future) su Instagram, Facebook o Twitter con l’#palazzobrando!

Le ricette del sabato – #Tiramisù dopo una lunga giornata

Come potrei iniziare una pagina di ricette senza mettere ai primi posti lui, il formidabile Tiramisù. Quando mia madre prepara il tiramisù in casa è una festa, oltre al fatto che quello di mia mamma è il più buono del mondo anche perchè dove c’è tiramisù c’è casa, c’è famiglia, c’è amore.Sembra una pubblicità della Barilla, lasciamo a chi sa fare le pubblicità il loro lavoro e torniamo sul tiramisù valà…

Le origini del Tiramisù sono molto incerte perché ogni regione vorrebbe aver “inventato” questa prelibatezza: per questo motivo è nata una sorta di contesa tra Toscana, Piemonte e Veneto.

Una prima versione colloca la nascita del tiramisù nel XVII secolo a Siena quando alcuni pasticceri, in vista dell’arrivo del Granduca di Toscana Cosimo de Medici, decisero di preparare un dolce per celebrare la sua grandezza.
Così fu realizzato il nostro Tiramisù che all’epoca era chiamato “zuppa del duca” proprio in onore di Cosimo de Medici che portò con se la ricetta a Firenze facendola conoscere in tutta Italia.
La leggenda racconta inoltre, che la zuppa del duca divenne il dolce preferito dai nobili che gli attribuivano proprietà afrodisiache ed eccitanti: da qui il nome Tiramisù.

Una seconda narra che a inventare il Tiramisù sia stato un pasticcere torinese in onore di Camillo Benso conte di Cavour per sostenerlo nella sua difficile impresa di unificare l’Italia.

La terza, sulla quale noi ci basiamo perchè è quella vera,   ne da la nascita in Veneto, più precisamente a Treviso: sembra che il tiramisù sia stato inventato nel ristorante “el Toulà”, situato all’epoca nei pressi di una casa chiusa e servito appunto per “tirare su” il morale, dopo magari una lunga giornata di lavoro o una bella litigata con il marito, ecco che arriva lui.

Per chiunque non sia della zona, mi dispiace dirvelo ma non saprete mai farlo come le nostre nonne ma non datevi per vinti! Il lavoro ripaga sempre e quindi eccovi la ricetta..

Ingredienti:

5 uova
5 cucchiai di zucchero
1 sacchetto di Savoiardi (con dentro 4 sacchettini sigillati)
500 gr di mascarpone
cacao amaro
caffè amaro

 

Preparazione:

Innanzitutto dovete preparare la crema, dividendo le uova: l’albume lo mettete in una terrina e lo montate a neve fermissima mentre il tuorlo lo mettete in un’altra terrina, ci aggiungete il mascarpone, lo zucchero (5 cucchiai grandi non pienissimi, altrimenti viene troppo dolce), e un pò di cacao amaro, giusto per dare un colore alla crema, altrimenti resta gialla.

Quando tutto è amalgamato, aggiungete gli albumi a neve. Più ferma siete riusciti a farla, meglio è, perchè rende la crema molto soffice e meno pesante. Dovreste poter rovesciare la terrina e gli albumi dovrebbero restare fermi al loro posto.

Una volta amalgamato il tutto, dovreste trovarvi di fronte una crema color cappuccino molto soffice.
Quindi preparate il caffè.
Mettetelo su un piatto fondo (da risotto) e aprite uno dei 4 sacchetti di Savoiardi.
Prendete poi un vassoio, imbevete i Savoiardi nel caffè e fate una fila sul vassoio con i Savoiardi imbevuti. Il caffè va amarissimo, altrimenti il dolce risulta troppo stucchevole. Non aggiungete liquore. Il biscotto va tenuto nel caffè fino a imbeverlo bene ma non troppo, altrimenti si rompe e fa acqua, ma nemmeno troppo poco, altrimenti resta duro dentro e il tiramisù poi non è buono.

Fate un’altra fila con l’altro dei quattro pacchetti di Savoiardi, al fianco della prima.
Sopra dovete spalmare metà della crema preparata in precedenza. Se fatta bene non dovrebbe colare dalle parti, in quanto l’albume a neve dovrebbe tenerla ferma sopra i biscotti.
Fate tutto quanto sopra per il secondo piano dei biscotti.
E mettete l’ultima parte di crema sopra il secondo piano dei biscotti.
Alla fine, prendete un colino da latte, metteteci un bel pò di cacao amaro dentro, e iniziate a buttarlo sopra la crema: dovete riempire tutto il secondo piano, di modo che la crema non si vedà più.
Mettete in frigo e aspettate che si raffreddi bene.

L’altra variante è farlo allo stesso modo e poi metterlo nel freezer: dopo qualche ora vi troverete, al posto di un dolce al cucchiaio, un semifreddo buonissimo.