La tradizione veneziana in tavola

E’ giunto il momento, di raccontarvi la storia, o meglio la leggenda di uno dei nostri piatti tipici più richiesti…. Il merluzzo, che poi a seconda della sua conservazione diventa stoccafisso ( se essiccato) o baccalà ( se sotto sale).

Ed è proprio da questa questione che nasce la leggenda…

1431, Pietro Querini, mercante veneziano, parte da Creta per le Fiandre. Destino vuole, che la sua imbarcazione, a causa di giorni di tempesta,  venga spinta oltre la rotta prevista per finire trascinata dalla corrente del Golfo fino alla  Norvegia. Qui, l’equipaggio ormai stremato, senza più un carico, ed una nave distrutta, ricorre alle scialuppe in cerca di terra.  Approdati all’isola di Roest, i marinai entrano in contatto con la popolazione locale e le loro usanze. Fu così che i naufraghi veneziani conobbero lo stocfisi, un pesce duro come il legno, ma ottimo perchè facilmente conservabile. All’epoca un prodotto che poteva essere  conservato a lungo era sinonimo di pregio.

Una volta tornati a Venezia, Querini e la sua ciurma resero noto questo pesce con i loro racconti, e Venezia non potè che cogliere la palla al balzo ed iniziare a commerciare lo stoccafisso.

baccalà mantecato alla veneziana è una ricetta tipica della tradizione culinaria veneta capace di trasformare un alimento considerato “povero” in un piatto gourmet.

E’ una ricetta molto raffinata e delicata che esalta il gusto del baccalà e impreziosisce un alimento elevandolo a piatto gourmet che ha conquistato il mondo della cucina!

Ma basta con le parole, ecco la ricetta per quattro persone…

Gli ingredienti, oltre allo stoccafisso della migliore qualità (il ragno) sono: 750 gr stoccafisso; 500 gr latte intero; 1500 gr acqua; 1 lt olio di arachidi x4 40 min; b. sale; b. pepe.

Mettete in ammollo lo stoccafisso in acqua fresca 2 giorni in media. Pulite accuratamente dalle spine, ponetelo in una pentole con latte ed acqua e lasciate bollire, abbassate le fiamme e cuocete per massimo 25 minuti. Spegnete la fiamma e lasciate raffreddare. conservate il liquido di cottura che dovrete alternare all’olio per avere una buona mantecatura. Insaporite con sale, pepe e se gradite, erba cipollina.

Da buoni veneti, amiamo presentare lo stoccafisso mantecato accompagnato da polenta fritta.

E non dimenticatevi di una bozza di prosecco 😉

 

Tripudio di aglio e bontà con i bovoletti alla veneziana

Oggi vi propongo una ricetta che può piacere come no, perchè parleremo dei bovoletti. A me all’inizio non ispiravano molto, ma vi consiglio di provarle 🙂
Vi parlo  di questa ricetta perchè intanto questo è il periodo e in più non mancano mai alla festa del Redentore appena passata.
Sono delle lumachine che si trovano vicino al mare, tipicamente il mattino presto dopo la pioggia. Ovviamente le trovate nelle pescherie confezionate in retine di circa 1kg e sono perfette per 5-6 persone. Sono un pasto o un aperitivo molto nutriente se vi interessa anche la parte salutare.
Questa è una ricetta tipica veneziana perfetta per un aperitivo da condividere con il moroso (attenti all’aglio) o con gli amici tra un ombretta e l’altra.
Prima di cucinarle va sempre fatta l’azione di “spurgo”, mettetele in una ciotola chiuse con acqua e sale, chiuse ma con dell’aria che possa entrare. Questa procedura permette l’eliminazione di schiume e tipiche tossine. Fatele spurgare per 2-3 ore e dopo bisogna lavarle con acqua tiepida e aceto e lasciatele poi in acqua fredda.

Ora potete cucinarle come volete, ci sono varie ricette da più parti d’Italia ma quella che ovviamente io vi propongo è quella veneziana. Ovviamente con ombrette al seguito 😉

Ingredienti per 5-6 persone

– 1 kg di bovoeti;

– abbondante aglio tritato;

– abbondante prezzemolo tritato;

– Sale e pepe: q.b.;

– Olio extra-vergine di oliva.

 

Preparazione

Mettete la pentola sul fuoco; il fuoco deve essere bassissimo perché i bovoletti sentendo il calore escono dal guscio.Scappano diciamo. Quando sono usciti quasi tutti, aggiungere il sale e alzare il fuoco; togliete dunque la pentola e scolate i bovoeti.

Fateli raffreddare e conditeli con abbondante aglio tritato, prezzemolo tritato, sale, pepe e olio extra-vergine di oliva (e.v.o.); lasciateli nel condimento per 2-3 ore girando spesso.

Molto semplice no??

Ora prendete uno stuzzicadente, tiratelo fuori da la e assaporate un tripudio di aglio e bontà. Bevete un sorso di buon prosecco e siete entrati nell’estate veneta in pieno!

Ricette del sabato – lo spritz

Una volta mia mamma mi ha raccontato di essere andata in vacanza in un posto di mare ( non dico il nome), si è seduta al bar e ordinò uno spritz aperol. Il barista la guardò perplessa, non capendo cosa volesse ordinare e le chiese spiegazioni.
Mia mamma, che non è un alcolizzata, ma le piace il vino come ogni buon veneto, ci rimase un po’ male così decise di prendere la situazione in mano e di portare un po’ di veneto in quella terra.
Si alzò e andò dietro il bancone con il barista e si fece lo spritz, per lei e per il barista. Il barista fu affascinato dalla semplicità di quel cocktail e dalla sua bontà. Vedendo la scena, anche gli altri clienti chiesero curiosi di assaggiare quella strana cosa rossa. Alè il gioco era fatto! Peccato che al di fuori delle nostre zone venga visto come un cocktail e viene fatto pagare circa €8, a dispetto dei €2.5 che viene fatto pagare qui, sicchè mia madre a fine serata si trovò un bel conto salato.. ma questa è un altra storia.
Quando tornò a casa mi raccontò la storia ridendo, felice di aver donato un po’ di sè a persone che non conoscevano lo spritz, un abominio per lei .

Lo spritz quando nacque non era come lo conosciamo ora, ha avuto le sue evoluzioni. La sua nascita risale all’incirca durante la dominazione austriaca tra fine ‘700 e inizio ‘800. Gli austriaci trovavano i nostri vini un po’ troppo forti e per riuscire a berli li allungarono con l’acqua gassata, infatti il nome “Spritz” deriva da “spritzen” che significa spruzzare. Questa azione compiuta dagli austriaci, che può essere considerata come una bestemmia per qualcuno ha portato alla nascita del primo tipo di spritz che ora chiamiamo spritz bianco. Quello che conosciamo noi ora nacque negli anni ’20, quando si pensò di macchiare il cocktail con qualcosa di colorato. Ognuno poi ha creato le sue varianti, come di ogni altra cosa.
Andate a Padova e lo spritz classico è con l’aperol  e vino frizzante, a Treviso qui da noi si va col il prosecco, a Venezia invece si usa il vino bianco fermo, c’è chi usa il campari, il China Martini o il Cynar. Insomma un cocktail che può essere personalizzato in ogni suo elemento..
La ricetta veneziana recita:

  • 1/3 di vino bianco frizzante;
  • 1/3 di bitter;
  • 1/3 di acqua frizzante

La ricetta ufficiale IBA prevede:

  • 6 cl di prosecco;
  • 4 cl di Aperol;
  • Una spruzzata di soda/seltz

Qualsiasi tipo di spritz vogliate preparare, riempite di ghiaccio il bicchiere e versate prima il vino poi l’aperol ( o quello che ci mettete ed infine l‘acqua o la sua variante utilizzata nei bar, il seltz.

Il week end inizia oggi e se andate nelle nostre osterie vedrete tutti con in una mano uno spritz e nell’altra un cicchetto. E’ così che ci piace passare i momenti di relax.

Un mese di novità!

La fontana delle tette torna a donare gioia ai cittadini

Sapete cos’è la fontana delle tette?
Molti turisti chiedono di vederla perchè è molto particolare.
Fu donata ai trevigiani dal Podestà Leonardo Da Ponte nel 1559, e venne poi posta all’angolo di Piazza dei Signori.
La sua particolarità era che sgorgavano vino rosso da un seno e bianco dall’altro,durante la Repubblica di Venezia in onore di ogni nuovo Podestà fino all’incirca al 1797. Quando ciò accadeva i cittadini potevano “approfittare” e bere gratuitamente per tre giorni.
Ora l’originale si trova in una teca di vetro in Piazza dei Signori mentre la copia realizzata da Azalai PIerluigi Albano nel 2014, ricavata dagli stampi che aveva prodotto nel 1996 quando la copia di questa fontana veniva donata a chiunque vincesse l’Ombralonga, come Muscoli’s o Arman.

Il motivo per cui vi sto raccontando questo è perchè c’è stata un’inaugurazione una settimana fa alla Coltelleria Scintilla in centro, quando dalla copia della Fontana delle tette realizzata in vetroresina e dipinto a effetto marmo  è ritornato a sgorgare vino rosso e bianco.

I cittadini sono ritornati ad amare la fontana delle tette, non che prima non la amassero ma sapere che da una fontana escono vino rosso e bianco è un qualcosa che dona un sorriso a tutti!