IL CICLOTURISMO E NOI: QUANDO LO SPORT “VA IN VACANZA”

Il cicloturismo nasce come metodo di viaggio lento ed ecologico ma soprattutto che fuoriesce dai canoni e dai consueti itinerari del turismo di massa. Riesce ad unire la passione per lo sport con la voglia di evadere dalla monotonia per immergersi in un ambiente incontaminato dove la natura la fa da padrone. Se per voi il CICLOTURISMO è questo, RESIDENCE PALAZZO BRANDO è il posto che cercavate. Nato inizialmente come struttura alberghiera per soggiorni di lungo periodo, in seguito all’adesione alla rete d’impresa “CYCLING IN THE VENICE GARDEN”, diventa a tutti gli effetti BIKE RESIDENCE. Situato a pochi passi dal centro storico di Treviso, offre al cicloturista una vastità di percorsi in cui poter perdersi per godere al meglio dei paesaggi caratteristici della nostra zona. La struttura offre un’ampia serie di servizi pensata apposta per il viaggiatore e la sua fedele bicicletta: dal deposito biciclette ad un ambiente adibito a “sala meccanico” (da rivedere) dover poter mettere a punto la propria bici. Cosa fondamentale, la struttura è al centro dell’inizio delle principali ciclovie della provincia di Treviso che il turista è obbligato a visitare per apprezzare al meglio il nostro territorio. Le 3 principali che vi consigliamo caldamente sono:

  • Monaco Venezia: questo collegamento di 560km da il giusto peso al mezzo di trasporto più ecologico e importante del mondo: la bicicletta. Andare in bicicletta unisce il viaggiare con lo sport che sta riprendendo il suo posto nella società. Utilizzando piste ciclabili già esistenti e piccole strade secondarie si attraversano non solo mondane metropoli ma anche le bellissime regioni turistiche con piccole città romantiche come Bressanone e, appunto, Treviso. Molti castelli, fortezze e punti esplorativi accompagnano questa via prima di arrivare alla città di Venezia.
  •  Greenway del Sile: La greenway segue il corso del fiume Sile lungo la restera da Treviso fino alla torre del Caigo in comune di Jesolo. Lì la pista si interrompe ed è necessario seguire la viabilità ordinaria per 4 km per raggiungere Jesolo Paese. Da qui proseguendo lungo ciclabili urbane o strade a basso scorrimento è possibile raggiungere il Lido di Jesolo e quello del Cavallino. Il percorso si snoda all’interno del parco regionale del Sile e lungo la gronda della laguna Veneta, in un contesto naturalistico altamente significativo. Lungo il fiume si incrociano altresì numerose ville venete oltre alle testimonianze delle attività umane legate all’acqua, dai mulini e gli opifici della periferia di Treviso, al cimitero dei Burci a Casier (TV), ai cascinali abbandonati nelle terre di bonifica lungo il taglio del Sile.
  • Treviso-Ostiglia: La trasformazione dell’ex ferrovia militare Treviso-Ostiglia in pista ciclabile è ormai una realtà. O quasi. Nel senso che il tratto tra le provincie di Treviso e Padova è realizzato, in provincia di Vicenza si stanno realizzando dei tratti, il resto è da fare. Attualmente sono percorribili circa 70 km. su 118 km. dell’intero percorso. In particolare, in provincia di Treviso il primo segmento dal centro città a Quinto di Treviso è percorribile solo in parte, restano alcuni chilometri da completare. Da Quinto alla ex Stazione di Badoere, fino al confine con la provincia di Padova, la pista ciclabile è realizzata da anni, compreso il bellissimo ponte sul Sile. Il percorso è tutto su fondo sterrato di ghiaino stabilizzato, non crea alcun problema di percorribilità. Tutto il tratto in provincia di Padova è completato, totalmente su asfalto. Si può suddividere, per comodità descrittiva, in tre tratte. Dal confine con la provincia di Treviso, appena oltre Silvelle di Trebaseleghe, a Camposampiero. Da Camposampiero al fiume Brenta a Pieve di Curtarolo, e dal ponte sul Brenta a Bevadoro di Campodoro fino a Pojana di Granfion e Grisignano, in provincia di Vicenza. A Camposampiero l’Ostiglia incrocia il percorso del Cammino di Sant’Antonio, sull’argine del Muson dei Sassi. Giunti al Santuario Francescano si attraversa la cittadina passando davanti alla stazione ferroviaria, quindi si prende il sottopasso “dell’Ospedale” e attraversata la tangenziale verso Padova, si percorre un tratto di stradina e pista ciclabile per raccordarsi nuovamente alla ex Ferrovia Ostiglia. A Pieve di Curtarolo, giunti a ridosso del fiume Brenta, non essendoci il ponte della ex Ferrovia (2016 iniziati i lavori di costruzione) si percorre una stradina lungo il fiume, in direzione nord, per uscire all’incrocio vicino al ponte di Campo San Martino dove si attraversa il grande ponte su una passarella ciclabile a sbalzo. Dopo qualche centinaio di metri, per una specie di pista/marciapiede, prendere la stradina che si dirama a sinistra e che riporta nuovamente sulla ex Ferrovia. Segue un tratto bellissimo in comune di Piazzola sul Brenta e Campodoro, fino ad arrivare al confine con la provincia di Vicenza, dove la pista ciclabile termina al ponte sul fiume Ceresone a Poiana di Granfion (Grisignano di Zocco) innestandosi sull’anello cicloturistico della Media Pianura Vicentina. Avendo tempo e gambe a disposizione l’anello, di circa 40 km, è molto bello e interessante.Per quanto riguarda la provincia di Vicenza, è in completamento del tratto da Grisignano di Zocco a Mossano, dove s’incrocia la nuova, bellissima, pista ciclabile della Riviera Berica, quindi con la possibilità di raggiungere Vicenza. E’ quindi una realtà anche il collegamento ciclabile Treviso-Padova, pur mancando qualche chilometro a Treviso, collegando l’Ostiglia con il Cammino di Sant’Antonio a Camposampiero. Per chi usufruisce del “Treno+Bici” la stazione di riferimento è Camposampiero, alternativa può anche essere Treviso. Altre stazioni ferroviarie sono Padova, Vicenza, Cittadella, Castelfranco Veneto. Dovrebbe essere attivo, almeno nei giorni di grande traffico ciclistico, un ciclo-bus-navetta lungo la Treviso-Ostiglia.

Castelfranco Veneto

​Per la rubrica dei dintorni di Treviso, oggi vi raccontiamo di Castelfranco Veneto, al confine con la provincia di Padova.

Castelfranco veneto (casteo per i veneti) è il terzo comune della provincia per popolazione dopo Treviso e Conegliano. Fu fondata nel 1195 quando Treviso mandò una colonia di 100 famiglie in un castello che costruì appositamente, il suo scopo era quello di presidiare il territorio prima delle rivali Padova e Vicenza.
Infatti il nome “Castelfranco” indica la colonia di famiglie che abitava li, a queste famiglie furono concessi poderi e case esenti da imposte, da cui il toponimo Castelfrancho: castello, per l’appunto, “libero” dalle imposte.

Ciò che caratterizza questo bellissimo comune sono le mura con 6 torri che la circondano, un pò come Treviso.

Cosa vedere?

  • Il duomo
  • le mura medioevali
  • il teatro accademico
  • villa e parco Revedin Bolasco
  • Museo casa di Giorgione, il pittore originario di Castelfranco
  • e piazza Giorgione
  • la torre civica
  • il centro storico, una banalità da dire così ma vi consiglio di passeggiare tranquillamente e godervi tutto. La stessa cosa che dico ad ogni ospite che arriva qui su Treviso, sono città piccole, confortanti e bellissime che ti puoi godere solo passeggiando e notando la vecchia osteria che è rimasta la stessa da sempre, o il macellaio del paese che saluta tutti. Insomma piccole cose da godersi cosi come vengono.

Quindi…. Come arrivare a Castelfranco Veneto?
grazie alla sua posizione centrale è privilegiata da una perfetta rete di trasporti.
Potete raggiungere la città tramite auto, mezzi pubblici e aereo, ecco qui le indicazioni:

Auto:

  • Uscita Treviso Sud
    (A27 Mestre – Vittorio Veneto)
  • Uscita Treviso Nord
    (A27 Mestre – Vittorio Veneto)
  • Uscita Vicenza Nord
    (A31 Vicenza – Piovene Rocchette)
  • Uscita Padova Est
    (A4 Torino – Milano – Trieste)
  • Uscita Padova Ovest
    (A4 Torino – Milano – Trieste)

Treno e autobus:

  • Stazione ferroviaria
    Castelfranco Veneto
  • Autobus da Treviso a Castelfranco Veneto
    La Marca
    CTM
    Caverzan
  • Autobus da Montebelluna a Castelfranco Veneto
    La Marca
    CTM
    Caverzan

Aereo:

  • Aereoporto ‘Canova‘ di Treviso
  • Aereoporto ‘Marco Polo‘ di Venezia

Belluno

« Io dico che la mia terra è uno dei posti più belli non già dell’Italia ma dell’intero globo terracqueo… la mia patria si chiama Belluno. » Dino Buatizzi

Le maestose Dolomiti circondano Belluno che sorge quasi interamente su uno sperone di roccia. Nonostante la sua posizione, fu scelta dalle antiche popolazioni come rifugio perchè difficile da sormontare. I primi che si fermarono, trovarono in questa città la terra di mezzo tra il fiume Piave  e le Alpi.
Sicuramente, una delle popolazioni più importanti che abitarono Belluno fu quella dei Celti, che le diedero nome “Belo-donum“, collina splendente.

P.S. Possiamo ammirare la singolarità dei reperti CELTI/CELTICI  nel Museo Civico di Belluno.

Sono invece risalenti al Medioevo la Chiesa di Santa Maria dei Battuti dove oggi si trova l’Archivio di Stato, e le numerose fontane come quella dedicata a San Joatà in piazza Duomo e a San Lucano in piazza delle Erbe. Sempre risalenti all’epoca medievale sono la madonna vestita di giovanni Battista Alchini ed i due angeli in legno di Andrea Brustolon, scultore al quale è attribuito il merito per la Cattedrale Barocca caratterizzata dal campanile a cipolla.

Non soffermiamoci solo sul panorama artistico della città, ma anche quello storico, infatti nel X secolo, Belluno raggiunse la sua massima espansione annettendo a sé, Bassano e Jesolo.
Nel 1404 invece, si unì a Venezia della quale rimase alleata fino alla fine del dominio austriaco.  Nonostante il forte carattere indipendente di Belluno decise di aderire con il Veneto al Regno d’Italia nel 1866, ma i confini attuali furono (resi) tali solo con la Seconda Guerra, che concesse alla provincia la meta turistica di Cortina d’Ampezzo.

Un’altro fatto storico, che per sfortuna, ha segnato e segna la vita dei bellunesi, ma non solo, fu il disastro del Vayont nel 1963. Il Vayont appunto, una diga progettata dall’ingegnere Carlo Semenza, provocò disastri al territorio quasi devastanti e la morte di 1917 persone a causa di una violentissima frana che colpì il versante sinistro dell’impianto. L’avvenimento è documentato grazie al museo dedicato a Erto.

L’area settentrionale della città fa parte sia del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi dal 1988 (si tratta, tra l’altro, dell’unico capoluogo di provincia in Italia il cui territorio comunale sia in un Parco nazionale), sia del patrimonio dell’umanità delle Dolomiti dichiarato dall’UNESCO nel 2009.

Quindi Belluno è un centro dove arte, storia e cultura si incontrano per attirare a sè molti turisti.
Oltre ai grandi reperti storici, madre natura ha fatto la sua parte regalando catene montuose, fiumi, torrenti e cascate inimitabili.

Come raggiungerla?

 in treno -> Il treno arriva nella zona di Belluno attraverso due linee ferroviarie: Via Montebelluna o Via Vittorio Veneto, le principali stazioni della Provincia di Belluno sono FeltreBelluno e Calalzo di Cadore.

 in aereo -> L’aeroporto più vicino e comodo è a Treviso, seguono quelli di VeneziaBolzanoVerona e Trieste.  Belluno ha solo un piccolo aeroporto turistico

 in auto -> • da Nord
– Da Brunico per SS 244 attraverso il Campolongo e Passo Falzarego
– Da Dobbiacco per SS 51 attraverso Cima Banche o Misurina
– Da San Candido per SS 52 attraverso il Passo di Monte Croce Comelico

• da est
– Da Tolmezzo per la SS 355 attraverso Cima Sappada
– Da Tolmezzo per SS 52 Pass Through Mauria
Da Maniago del Friuli per SS 251 attraverso la valle del Vajont

• da sud
– Da Venezia, Treviso, Conegliano, Vittorio Veneto tramite l’autostrada A27 attraverso il Passo del Fadalto
– Da Vittorio Veneto per la vecchia strada SS51 attraverso il Passo del Fadalto
– Da Tovena per SS 635 attraverso il Passo San Boldo
– Da Montebelluna per SS 348 che risale la Valle del Piave
– Da Bassano del Grappa per la SS 141 attraverso il Monte Grappa Gruppo

• da ovest
– Dalla Valsugana Primolano posizione attraverso la strada statale 50 in via galleria o per la vecchia strada attraverso la “scala di Primolano”
– Da Predazzo per SS 50 attraverso il Passo Rolle, San Martino di Castrozza e Fiera di Primiero
– Da Predazzo per SS 346 attraverso il Passo di San Pellegrino
– Da Predazzo per SS 48, SS 641 deviazione attraverso il Passo della Fedaia
– Da Ponte Gardena, Ortisei per SS 242 attraverso il Passo Sella e al Passo Pordoi o Gardena e Campolongo

 in autobus -> Ci sono molti autobus che partono e arrivano dalle province limitrofe. In più ci sono linee invernali aggiunte per le stazioni sciistiche. In estate, le linee aggiuntive portano verso alle località balneari dell’Adriatico.

 

 

 

 

 

Tripudio di aglio e bontà con i bovoletti alla veneziana

Oggi vi propongo una ricetta che può piacere come no, perchè parleremo dei bovoletti. A me all’inizio non ispiravano molto, ma vi consiglio di provarle 🙂
Vi parlo  di questa ricetta perchè intanto questo è il periodo e in più non mancano mai alla festa del Redentore appena passata.
Sono delle lumachine che si trovano vicino al mare, tipicamente il mattino presto dopo la pioggia. Ovviamente le trovate nelle pescherie confezionate in retine di circa 1kg e sono perfette per 5-6 persone. Sono un pasto o un aperitivo molto nutriente se vi interessa anche la parte salutare.
Questa è una ricetta tipica veneziana perfetta per un aperitivo da condividere con il moroso (attenti all’aglio) o con gli amici tra un ombretta e l’altra.
Prima di cucinarle va sempre fatta l’azione di “spurgo”, mettetele in una ciotola chiuse con acqua e sale, chiuse ma con dell’aria che possa entrare. Questa procedura permette l’eliminazione di schiume e tipiche tossine. Fatele spurgare per 2-3 ore e dopo bisogna lavarle con acqua tiepida e aceto e lasciatele poi in acqua fredda.

Ora potete cucinarle come volete, ci sono varie ricette da più parti d’Italia ma quella che ovviamente io vi propongo è quella veneziana. Ovviamente con ombrette al seguito 😉

Ingredienti per 5-6 persone

– 1 kg di bovoeti;

– abbondante aglio tritato;

– abbondante prezzemolo tritato;

– Sale e pepe: q.b.;

– Olio extra-vergine di oliva.

 

Preparazione

Mettete la pentola sul fuoco; il fuoco deve essere bassissimo perché i bovoletti sentendo il calore escono dal guscio.Scappano diciamo. Quando sono usciti quasi tutti, aggiungere il sale e alzare il fuoco; togliete dunque la pentola e scolate i bovoeti.

Fateli raffreddare e conditeli con abbondante aglio tritato, prezzemolo tritato, sale, pepe e olio extra-vergine di oliva (e.v.o.); lasciateli nel condimento per 2-3 ore girando spesso.

Molto semplice no??

Ora prendete uno stuzzicadente, tiratelo fuori da la e assaporate un tripudio di aglio e bontà. Bevete un sorso di buon prosecco e siete entrati nell’estate veneta in pieno!

Redentore

Sta per arrivare una delle feste preferite dai veneziani! Sarà proprio questo sabato, il 15 luglio 2017, che i veneziani daranno il meglio di se al Redentore!
Se non sapete cos’è il redentore, ve lo spieghiamo qui in poche righe.

Era il 1577 quando Venezia si liberò dalla peste che aveva diminuito la popolazione di un terzo in soli 2 anni. La peste finalmente fu sconfitta e la gioia del popolo fu davvero tanta; infatti, dopo tale avvenimento decisero di erigere un tempio a Cristo Redentore, al quale resero omaggio ad Aeternum se il morbo avesse risparmiato Venezia.
Così fu, e i veneziani chiamarono Andrea Palladio per erigere il tempio, il quale fu terminato nel 1592. Da quell’anno il popolo, il Senato del Doge e le varie confraternite andavano al tempio attraversando il lungo ponte di barche provvisorio tra le due rive del Canal della Giudecca.

Con il tempo la festività si è evoluta, perchè nei secoli la notte della vigilia è stata sostituita da un rito pagano collettivo. I veneziani adorano questa festa, e la adorerebbero ancora di più se non ci fossero così tanti turisti ad assalire Venezia, ma che dire, non possono tenersi una meraviglia del genere solo per loro!

Così, se non ci siete ancora andati, vi consigliamo di provare!
Al vostro arrivo troverete moduli galleggianti in legno e acciaio, passerelle e un’infilata di 34 barche che sostengono il ponte che per 350 metri e due giorni collega il molo delle Zattere all’isola della Giudecca!
Prendetevi un ombra e un cicchetto e sedetevi sul Canal Grande. Da lì passerà tutto l’arsenale veneziano vestito a festa: gondole e gondolete, Batele, Mascarete, Bragozzi, Sanpierote, Sandoli ecc… 

A mezzanotte avviene la magia: fuochi d’artificio illuminano tutta la laguna!  E poi, festa in ogni piazza di Venezia!
Se non avete parenti a Venezia e non siete veneziani, mettetevela via che le prime ore saranno un po’ confusionarie ma poi appena dopo la mezzanotte la festa è assicurata!

Redentore Venezia Programma 2017

  • Sabato 15 luglio 2017

ore 19.00 ca. apertura del ponte votivo tra le Zattere e l’isola della Giudecca; presentazione degli equipaggi delle regate che si terranno il giorno successivo
ore 23.30 ca. inizio dei fuochi d’artificio a Venezia – Redentore 2017

  • Domenica 16 luglio 2017

ore 16.00 ca. Regate del Redentore a Venezia 2017 lungo il Canale della Giudecca
ore 19.00 ca. Santa Messa della festa del Redentore a Venezia luglio 2017

 

Treviso ieri e oggi, un tuffo nel passato

Penso capiti a tutti di fermarsi a pensare come fosse un tempo la vita, com’erano le strade che ogni giorno percorriamo per andare a lavoro o cosa ci fosse al posto dei nostri negozi preferiti.
La nostalgia può essere negativa in certe circostanze ma in altre ti fa capire quanto tutto sia cambiato in breve tempo, di come la vita dei nostri genitori fosse totalmente diversa dalla nostra, è sempre stato così e continuerà sempre più velocemente, perchè ormai corre tutto molto in fretta.
Fermarsi però è meraviglioso.
Vedere il giardinetto dietro casa tua e immaginartelo un tempo dove non c’erano bambini con il telefono ma solo palloni volanti, corde da saltare e gessetti per disegnare per terra per giocare a pantocco.

In questi giorni degli alpini la mia curiosità è anche aumentata, ricevere in hotel questi signori che ti raccontano le loro storie con un sorriso di gioia perchè sono felici di poter raccontare cose che magari a casa tutti sanno a memoria ma ora finalmente c’è qualcuno di nuovo che li ascolta.
Così girando per facebook ho trovato un video fatto da una vecchia amica che mi ha fatto commuovere, perchè vedere la tua città 40 anni fa con usanze, costumi, macchine tutte diverse ti fa percepire su tutta la tua pelle la storia passata che tu non hai vissuto. 

Grazie Sandy per il tuo magnifico lavoro

Treviso nel cuore

Questa mattina, tra un check-in e l’altro ho ritrovato questo video che tempo fa avevamo pubblicato.

Fa venire i brividi e voglio condividerlo di nuovo con voi, senza alcuna premessa o spiegazione… Guardate e scoprite la nostra terra..

Ricette del sabato – lo spritz

Una volta mia mamma mi ha raccontato di essere andata in vacanza in un posto di mare ( non dico il nome), si è seduta al bar e ordinò uno spritz aperol. Il barista la guardò perplessa, non capendo cosa volesse ordinare e le chiese spiegazioni.
Mia mamma, che non è un alcolizzata, ma le piace il vino come ogni buon veneto, ci rimase un po’ male così decise di prendere la situazione in mano e di portare un po’ di veneto in quella terra.
Si alzò e andò dietro il bancone con il barista e si fece lo spritz, per lei e per il barista. Il barista fu affascinato dalla semplicità di quel cocktail e dalla sua bontà. Vedendo la scena, anche gli altri clienti chiesero curiosi di assaggiare quella strana cosa rossa. Alè il gioco era fatto! Peccato che al di fuori delle nostre zone venga visto come un cocktail e viene fatto pagare circa €8, a dispetto dei €2.5 che viene fatto pagare qui, sicchè mia madre a fine serata si trovò un bel conto salato.. ma questa è un altra storia.
Quando tornò a casa mi raccontò la storia ridendo, felice di aver donato un po’ di sè a persone che non conoscevano lo spritz, un abominio per lei .

Lo spritz quando nacque non era come lo conosciamo ora, ha avuto le sue evoluzioni. La sua nascita risale all’incirca durante la dominazione austriaca tra fine ‘700 e inizio ‘800. Gli austriaci trovavano i nostri vini un po’ troppo forti e per riuscire a berli li allungarono con l’acqua gassata, infatti il nome “Spritz” deriva da “spritzen” che significa spruzzare. Questa azione compiuta dagli austriaci, che può essere considerata come una bestemmia per qualcuno ha portato alla nascita del primo tipo di spritz che ora chiamiamo spritz bianco. Quello che conosciamo noi ora nacque negli anni ’20, quando si pensò di macchiare il cocktail con qualcosa di colorato. Ognuno poi ha creato le sue varianti, come di ogni altra cosa.
Andate a Padova e lo spritz classico è con l’aperol  e vino frizzante, a Treviso qui da noi si va col il prosecco, a Venezia invece si usa il vino bianco fermo, c’è chi usa il campari, il China Martini o il Cynar. Insomma un cocktail che può essere personalizzato in ogni suo elemento..
La ricetta veneziana recita:

  • 1/3 di vino bianco frizzante;
  • 1/3 di bitter;
  • 1/3 di acqua frizzante

La ricetta ufficiale IBA prevede:

  • 6 cl di prosecco;
  • 4 cl di Aperol;
  • Una spruzzata di soda/seltz

Qualsiasi tipo di spritz vogliate preparare, riempite di ghiaccio il bicchiere e versate prima il vino poi l’aperol ( o quello che ci mettete ed infine l‘acqua o la sua variante utilizzata nei bar, il seltz.

Il week end inizia oggi e se andate nelle nostre osterie vedrete tutti con in una mano uno spritz e nell’altra un cicchetto. E’ così che ci piace passare i momenti di relax.

Un mese di novità!

La fontana delle tette torna a donare gioia ai cittadini

Sapete cos’è la fontana delle tette?
Molti turisti chiedono di vederla perchè è molto particolare.
Fu donata ai trevigiani dal Podestà Leonardo Da Ponte nel 1559, e venne poi posta all’angolo di Piazza dei Signori.
La sua particolarità era che sgorgavano vino rosso da un seno e bianco dall’altro,durante la Repubblica di Venezia in onore di ogni nuovo Podestà fino all’incirca al 1797. Quando ciò accadeva i cittadini potevano “approfittare” e bere gratuitamente per tre giorni.
Ora l’originale si trova in una teca di vetro in Piazza dei Signori mentre la copia realizzata da Azalai PIerluigi Albano nel 2014, ricavata dagli stampi che aveva prodotto nel 1996 quando la copia di questa fontana veniva donata a chiunque vincesse l’Ombralonga, come Muscoli’s o Arman.

Il motivo per cui vi sto raccontando questo è perchè c’è stata un’inaugurazione una settimana fa alla Coltelleria Scintilla in centro, quando dalla copia della Fontana delle tette realizzata in vetroresina e dipinto a effetto marmo  è ritornato a sgorgare vino rosso e bianco.

I cittadini sono ritornati ad amare la fontana delle tette, non che prima non la amassero ma sapere che da una fontana escono vino rosso e bianco è un qualcosa che dona un sorriso a tutti!

 

 

Ricette del sabato – Tempo di asparagi

Buon sabato mattina a tutti,
oggi come ogni sabato vogliamo condividere con voi una ricetta tipica del nostro territorio.
Oggi proponiamo alcune ricette con gli asparagi, perchè ora è il loro momento dato che iniziano ad essere raccolti verso la fine di marzo.
Sono un ortaggio molto pregiato con poche calorie ma ricco di sali minerali e vitamina E, riconosciuto come tale fin dagli antichi egizi e poi dai romani che sostenevano dessero nuova linfa al corpo.
In Italia vengono coltivati in Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Campania creando circa 200 varietà di questo prodotto. Le tipiche sono quello bianco che si ottiene facendolo maturare sotto teli e quindi senza luce, quello violetto che esce dal terreno e si colora per la luce ed ha un sapore un po’ più amaro, quello verde più riconosciuto e infine quello selvatico che cresce spontaneo.
Le varietà tipiche della nostra zona sono quello bianco e quello verde che si prestano a diverse preparazioni. La loro coltivazione ha preso piede nel comuni di Cimadolmo, Santa Lucia di Piave, Ponte di Piave ecc… che col tempo sono diventate zone di grande importanza.
Ho deciso di portarvi gli asparagi perchè in questo periodo lungo tutto il nostro territorio si organizzano le loro mostre, dato che insieme al radicchio e al prosecco fa parte di quei prodotti tipici che ci vengono riconosciuti.

Iniziamo intanto a capire come pulire questi ortaggi:
Dopo aver tolto lo spago che li unisce ed eliminato quelli marci, iniziate a lavarli sotto l’acqua.  Una volta lavati, poneteli su un panno e asciugateli bene con carta da cucina. Eliminate la parte finale che è un po’ più dura di colore bianco con un pelapatate o un coltellino dall’alto verso il basso finchè lo stelo non sarà bianco ed avrete quindi eliminato la parte verde filamentosa.
(se dovete usarli per i risotti o la pasta potete tagliarli crudi e poi utilizzarli come preferite, tagliate quindi le punte intere o a metà e tagliate il gambo a rondelline).
Altrimenti per altre preparazione potete lessarli : legateli tra di loro in modo che si mantengano verticali (se non avete la pentola apposta potete usarne una larga e riporli orizzontalmente facendo attenzione che l’acqua li ricopra per intero e che non raggiunga un eccessivo bollore perchè le punte si rovinano ) e metteteli nel cestello riempito per 2/3 di acqua portata ad ebollizione (salatela a vostra gusto) tenendo le punte fuori perchè sono più delicate e basta il vapore che fuoriesce per cuocerle. All’incirca ci vorranno tra gli 8 e i 10 minuti per i più grossi, prima di scolarli provate comunque a infilzarli per vedere se sono morbidi ma compatti.
Scolateli e fateli raffreddare un po’ prima di usarli. Ora potete utilizzarli come volete…

Asparagi con le uova?
oppure un risottino??

Commentate con quello che preferite e il prossimo articolo lo fate voi!

Buon week end a tutti da #palazzobrando!